Prevenzione, Diagnosi, Intervento

 

DSAlibri“Perché questo bambino fatica così tanto ad imparare a leggere?”
“Perché scrive così male?”
“Perché continua a fare molti errori ortografici?”
“Perché non riesce ad imparare le tabelline o le procedure di calcolo?”
“Perché è tanto insofferente davanti ai compiti, si arrabbia o si arrende alla prima difficoltà?”
“Perché si stanca presto, fa molti errori, è lento e spesso il suo modo di imparare non è efficace?”
“Eppure fino ad ora non aveva mostrato nessuna difficoltà!”
“Sembra che non riesca a memorizzare nulla!”

Queste sono solo alcune delle osservazioni che genitori e insegnanti riportano quando si trovano di fronte a un bambino che, nei primi anni della scuola primaria, non riesce ad automatizzare gli apprendimenti della lettura, della scrittura o del calcolo.
Di fronte al dubbio di Disturbo Specifico dell’Apprendimento, è importante giungere al più presto ad una VALUTAZIONE DIAGNOSTICA. L’NDIVIDUAZIONE PRECOCE delle difficoltà permette di intervenire in maniera più EFFICACE e di raggiungere obiettivi più STABILI nel tempo.

I nostri Servizi

Arpea Onlus offre i seguenti Servizi:
• Screening, Valutazione e Diagnosi dei DSA
• Percorsi individualizzati di Abilitazione e Potenziamento degli apprendimenti
• Servizio di tutoraggio Specializzato, anche domiciliare
• Gruppi di Potenziamento
• Doposcuola Specializzato
• Laboratori Esperenziali
• Supporto psicologico
• Consulenza con insegnanti
• Counseling familiare
• Corsi di Formazione
• Progetti nelle scuole
• Supervisione con tutor didattici
In osservanza della legge 170/10 sui DSA, delle raccomandazioni per la pratica clinica definite dalla CONSENSUS CONFERENCE/2011

DESTINATARI

Bambini, adulti, famiglie, insegnanti, tutor scolastici

EQUIPE

L’équipe è composta da:
Psicologa/psicoterapeuta esperta di difficoltà e disturbi dell’apprendimento
Logopedista esperta di difficoltà e disturbi dell’apprendimento
L’equipe opera in sinergia con neuropsichiatri e insegnanti.

DISPONIBILITÀ TELEFONICA SETTIMANALE CON GLI INSEGNANTI

COME CONTATTARCI:

telefonando al numero: 06 7806 853

oppure scrivendo a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

collageTNPEEsmallIl Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva si occupa «della terapia e della riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili» (D.M. n. 56 del 1997).
La professione del TNPEE si caratterizza per la sua vocazione esclusivamente infantile: si rivolge infatti ai bambini, fin dalla nascita.La specificità consiste in un intervento globale, attento all’equilibrio della persona in crescita nella sua complessità e all’integrazione di funzioni e competenze. Il T.N.P.E.E. lavora in èquipe multiprofessionale e interagisce con Neuropsichiatri Infantili e altri medici specialisti (es. pediatri), Psicologi e Psicoterapeuti dell’età evolutiva, altri professionisti della riabilitazione (es: Fisioterapisti, Logopedisti, ecc), Assistenti sociali, Insegnanti ed Educatori.

• La terapia neuropsicomotoria si pone come obiettivi la prevenzione, il mantenimento e l’abilitazione/riabilitazione delle funzioni percettive, motorie, psichiche, cognitive, comportamentali e relazionali dell’individuo in crescita, in rapporto con se stesso, con gli altri e con l’ambiente.
La terapia psicomotoria offre un setting privilegiato per i bambini il cui processo di sviluppo è inficiato dalle difficoltà elencate; ci si pongono obiettivi specifici, basati sulle reali necessità di ciascuno e sulle abilità.

• L'intervento neuropsicomotorio copre una fascia d'età molto estesa che va dalla prima infanzia all'adolescenza, ma esprime la sua massima efficacia nell'età precoce 0-3 anni e nell'età pediatrica 4- 10 anni, laddove le abilità emergenti pur essendo riconducibili a specifici settori (motorio, linguistico...) non possono essere scisse dalle funzioni di attenzione, percezione, memoria, motivazione, regolazione affettiva promosse attraverso esperienze totali e globalizzanti caratteristiche dell'approccio neuropsicomotorio.

• La finalità ultima è sempre quella di favorire uno sviluppo armonico della personalità del bambino, accompagnandolo nel suo processo di maturazione e sostenendolo nel superamento delle sue difficoltà.

Prevenzione, valutazione e trattamento di:

• Goffaggine e ritardo psicomotorio
• Iperattività o Instabilità Motoria
• Difficoltà Motorio-Prassiche
• Difficoltà Percettive
• Difficoltà Relazionali
• Difficoltà Comunicative e linguistiche
• Difficoltà di Attenzione
• Disturbi del Comportamento
• Difficoltà nell'Apprendimento (dislessia, disortografia,discalculia e disgrafia)
• Ritardi
• Sindromi

COME CONTATTARCI:

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digitalDNAsmall

Chi sono i “nativi digitali” e perché dovrebbero interessarci? Grandi o piccoli, siamo tutti immersi nella connessione continua e farne a meno sarebbe impensabile per qualcuno, ma siamo davvero preparati a gestire il surriscaldamento tecnologico globale? Dovremmo, perché l’interattività digitale è la nostra quotidianità e la famiglia e la scuola sono le prime a doversi adeguare, pena l’esclusione. Ma che ne è della comunicazione e della qualità delle relazioni “offline”?
Con il termine “nativi digitali”1 ci si riferisce alla nuova generazione di coloro che sono nati e cresciuti con le nuove tecnologie e che “parlano” il linguaggio digitale dei computer, di Internet e dei videogames (per dare un dato italiano, secondo i dati del Programma Generazioni Connesse, il 38% del campione intervistato comincia ad usare internet regolarmente tra i 9 e gli 11 anni). A questa si affiancano gli “immigrati digitali”, approdati dopo a questo tipo di linguaggio (con età compresa tra i 30 e i 55 anni) e i “tardivi digitali” (dai 55 agli 80 anni), che comprendono la maggior parte dei genitori di oggi e dei docenti e che, a volte, trovano difficoltà a comprendere il modo di fare, pensare e apprendere dei “nativi digitali”. Ad oggi si parla anche di generazione “always on” (sempre connessa, dall’inglese) o “Net Generation” e in questo articolo l’obiettivo è proprio quello di riflettere brevemente sull’impatto familiare e sociale di questo “divario digitale” tra generazioni.


I nativi digitali, più delle altre generazioni, vedono il mondo virtuale come un’estensione del mondo reale e imparano sempre più spesso attraverso l’interattività digitale. Immigrati e tardivi digitali, invece, non sempre utilizzano o riconoscono gli strumenti della Rete allo stesso modo. E’ chiaro che a entrare in crisi è il sistema familiare, così come quello scolastico, e da una crisi non si esce mai inalterati... L’unica cosa certa è il cambiamento e, d’altronde, ognuno di noi è stato nativo di qualcosa e ha imparato a conviverci.
I genitori di oggi devono imparare a riconoscere il gap generazionale (il divario, dall’inglese) che esiste tra loro e i figli se non vogliono esser tagliati fuori da quello che i nativi digitali fanno e sono nel “mondo virtuale”. Alcune realtà virtuali, infatti, sono in grado di inglobare e spesso sovrastare lo scorrere della vita reale. I dati riportati dal progetto italiano “Generazioni Connesse” (2015), sull’uso delle piattaforme internet, svelano un uso massiccio dei suoi vari strumenti già dalle prime fasce d’età e uno scarso controllo da parte degli adulti (nessuno controllo sulle modalità di utilizzo per il 56% degli adolescenti e il 33% dei bambini). La strategia dell’adulto rispetto a questo dato dovrebbe esser l’educazione e l’accompagnamento nell’esplorazione, perlomeno da una certa età in poi.

La docente del MIT (Massachusetts Institute of Technology) Sherry Turkle2, psicologa clinica esperta in queste tematiche, afferma che “internet ci fornisce nuovi spazi dove agire, se in modo imperfetto non importa. Così adulti e adolescenti usano la rete per esplorare la loro identità” e, a volte, la distinzione tra reale e non reale diventa effimera, considerando che tutto ciò che attiene alla sfera emotiva e sociale del privato assume caratteristiche di realtà per quella persona. Il fatto che questa esplorazione avvenga fuori da un contesto reale di interazioni non la rende meno significativa e per dare un’idea di questo basta citare l’esempio dei tanti casi di cyber bullismo e delle conseguenze emotive per i ragazzi coinvolti come vittime o bulli. L’Italia è tra i Paesi che più utilizza smartphone, tablet/pc di vario tipo ed è facile rendersi conto che il tempo online riduce le interazioni nel mondo “fisicamente reale”. Se si passa il limite e questo mondo parallelo diventa il privilegiato luogo di espressione e incontro, allora il pericolo è reale e i danni riguardano soprattutto la costruzione di un senso d’identità coeso e la giusta barriera tra privato e pubblico. Secondo la letteratura di settore3 4 5, l’identità personale emerge dal senso di continuità e coerenza tra le diverse esperienze di sé e dovrebbe implicare una “responsabilizzazione” verso i periodi critici di cambiamento.

Detto in altri termini, possiamo considerare l’identità di ognuno di noi come l’insieme delle varie caratteristiche che ci definiscono e che per loro natura sono mutevoli almeno in parte. Internet per la sua fluidità sembra il posto ideale dove poter sperimentare differenti versioni di se stessi, ma esporsi a questa possibilità senza un contenimento familiare emotivo e una rete amicale mina la costruzione di un senso d’identità sufficientemente solido e aumenta nei bambini e negli adolescenti il rischio di non sapere gestire i pericoli della Rete (grooming, pedopornografia, dipendenza, gioco d’azzardo, videogiochi, contenuti inadatti per l’età). La situazione si complica se consideriamo che tutti noi includiamo la tecnologia nella nostra vita e che la velocità è diventata una filosofia. Grandi e piccoli sono sempre più connessi e le famiglie italiane di oggi si ritrovano a fare i conti con sempre più impegni, scadenze e doppi lavori. Dov’è finito il tempo per “stare” con noi e con gli altri? In questa cornice bambini e ragazzi son lasciati più da soli e riempiono il vuoto temporale ed emotivo nel modo più semplice, ossia facendo quello che fanno tutti gli altri, connettersi. Connettersi, però, non è comunicare. A risentirne è il loro equilibrio emotivo nonché la loro capacità di riflettere e di tollerare le frustrazioni, dato che la tendenza all’agito (esprimere sentimenti e pensieri attraverso l’azione, piuttosto che col linguaggio) non viene sempre gestita in modo adeguato.


La prevenzione ovviamente sarebbe la strategia migliore, ma, come sottolinea l’Associazione ARPEA, l’intervento dell’adulto è spesso richiesto quando i ragazzi son già molto esposti e introdotti al mondo della Rete. In questa parte di mondo è difficile pensare a una regressione nello sviluppo digitale, soprattutto per i benefici che ci dà, di conseguenza l’unica strategia vincente è la conoscenza: una maggiore consapevolezza ed informazione permettono al genitore, o a chi per lui, di “allacciarsi” più facilmente al problema, così come ai ragazzi di contare su varie fonti di aiuto e sostegno. E’ responsabilità dell’adulto fornire ai nativi digitali gli strumenti per una navigazione il più sicura possibile. La rete esiste da più di vent’anni e questo ci porta a credere che sia matura o i suoi effetti conosciuti, ma non è così. La verità è che non sappiamo come saranno gli adulti che oggi sono i ragazzi dell’iperconnessione digitale. Ciò che è possibile fare riguarda il presente ed i possibili segnali che è importante riconoscere: se si presenta un progressivo distacco dalle normali attività quotidiane, o da quelle considerate interessanti fino a quel momento, allora è giusto considerarlo un campanello d’allarme.


La generazione dei trentenni di oggi (di cui fa parte chi scrive) si trova a cavallo tra le due generazioni suddette e vive nel presente tutti i risvolti positivi di un futuro che si prevede essere ancora più online e “di connessione”, ma una riflessione critica è necessaria ad ogni età. Il mondo sarà ancor di più alla nostra portata (e alla portata di un click) e tutto sembrerà sempre meno lontano, ma cosa succederà a tutto quello che è “realmente vicino” e ha bisogno di noi? Il rischio che si corre è quello di preferire la realtà simulata a quella fisica. Ad esempio, se inizialmente passare del tempo connessi alla rete può sembrare un modo per restare in contatto con persone lontane, in seguito questa modalità può diventare il canale preferenziale per istaurare e mantenere ogni tipo di rapporto. Alcune persone sono talmente esaltate dalla rappresentazione di se stessi nella vita online da provare un senso di insoddisfazione per le loro vite. A questo punto l’istruzione da ricordare come un promemoria è questa: accettare i limiti della tecnologia e amare noi stessi al punto tale da ammettere gli effetti che essa ha su di noi.

Giulia Ulivi

Sitografia:

Link del progetto “Generazioni connesse”, cofinanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal MIUR in Italia, per consigli utili ai genitori e ai giovani:
http://www.generazioniconnesse.it/index.php
Per una lettura critica del tema in versione Docuserie Tv (Black Mirror) vedi : http://www.psicoterapiacomparata.it/images/quaderni/02/qpc_numerodue.pdf (pag. 165)

Riferimenti bibliografici:

1 - Prensky, M. (2001). Digital natives, digital immigrants part 1. On the horizon,9(5), 1-6.
2 - Turkle, S. (2011). Alone together: Why we expect more from technology and less from ourselves.
3 - Erikson E. H. (1968) Identity youth and crisis, Norton & Co, New York (trad. It. Gioventù e crisi di identità, Armando, Roma, 1974)
4 - Marcia J. E. (1980) Identity in adolescence. In: A. Adelson (ed.) Handbook of adolescent psychology, John Wiley & Sons, New York, pp. 159-187
5 - Berzonsky M. D. (2004) Identity processing style, self construction, and personal epistemic assumptions: a socialcognitive perspective. In: European Journal of Developmental Psychology, 1, pp. 303-315

 

backToSchoolSupporto Didattico nel periodo che precede l’inizio delle attività scolastiche (3-17 settembre)

La scuola inizierà il 17 settembre e molto spesso i bambini e i ragazzi non arrivano preparati al primo giorno di scuola, sia da un punto di vista mentale che con i compiti che spesso si “dimenticano” durante le vacanze estive e si accumulano nelle prime settimane di settembre.

Gli incontri hanno quindi la funzione di far riattivare nel bambino o ragazzo la routine quotidiana dello studio e dei compiti.

A chi è rivolto:
- bambini e ragazzi che hanno bisogno di recuperare i compiti delle vacanze o di un rapido ripasso prima dell’inizio di scuola;
- bambini e ragazzi con DSA che vogliono sin da subito ritrovare il giusto metodo di studio adatto per loro;
- bambini e ragazzi che hanno bisogno di essere seguiti da un professionista per trovare la giusta motivazione per tornare sui banchi di scuola con la miglior predisposizione possibile.

Il gruppo, soprattutto se della stessa età, aiuta i bambini a sviluppare strategie di cooperazione e comunicative e favorisce lo scambio reciproco di informazioni. Crea poi legami di mutuo-aiuto che è possibile consolidare durante l’anno scolastico.

Sarà possibile, durante l’anno scolastico, continuare con il percorso di supporto didattico e di tutoraggio, concordando orari e giorni a seconda delle esigenze.

Gli incontri saranno supervisionati da Psicologhe, Educatori e Tutor per DSA.

Per Info:

Dott.ssa A. Bresciani: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Dott.ssa D. Alegiani Sagnotti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Rafforzamento della resilienza preadolescenziale per ridurre i fenomeni di discriminazione e dispersione scolastica per alunni di scuola secondaria di I grado.

Progetto finanziato dalla Regione Lazio nell'ambito del Bando Fuori Classe e realizzato presso l'Istituto Comprensivo Largo Volumnia.

Nella scuola secondaria di primo grado “Via Amulio, 4”, dell’IC “Largo Volumnia”, a partire dal 9 gennaio 2018, saranno organizzati laboratori esperienziali a cadenza mensile rivolti agli alunni di classe 1a, essendo queste le classi più a rischio:

1) l’alunno sta entrando nelle problematicità della pre-adolescenza;
2) il gruppo-classe non si è ancora consolidato nelle sue dinamiche interne e quindi, in un approccio educativo di prevenzione, è opportuno affrontare le problematicità legate alle valutazioni di sé e degli altri, alle stigmatizzazioni;
3) l’alunno deve essere in grado di sapere affrontare e risolvere positivamente le conflittualità latenti con gli altri compagni di scuola, che spesso degenerano in atti di bullismo, e che, mettendo a rischio la propria identità (cyberbullismo, o razzismo in particolare), possono essere causa di abbandono della scuola;

Gli incontri verteranno sulla gestione e orientamento all’inclusione sociale dei fenomeni di discriminazione, bullismo, razzismo. In particolare sarà affrontato il tema del cyberbullismo, e quindi del corretto impiego degli smartphone. Durante gli incontri sarà affrontata l’immagine di sé e degli altri nelle dinamiche di identità/confronto e integrazione/discriminazione. Nel gruppo-classe saranno trattate le dinamiche relazionali interpersonali attraverso gli strumenti del sociogramma, il role playing, il circle time, le simulate, attività grafiche, al fine di fornire agli studenti una maggiore consapevolezza di sé e dell’altro per oltrepassare la bidimensionalità di taluni stili relazionali e conferire tridimensionalità a tutti gli attori, ad esempio, del fenomeno del bullismo su base discriminatoria (il bullo, la vittima, e il testimone silenzioso).
Negli ultimi anni si è molto lavorato sulla figura del bullo, le sue caratteristiche, peculiarità e fragilità. Poco si è abituati e poco si è investito nel far esplorare ai ragazzi la figura della vittima, elemento importante e fondamentale affinché si venga a prefigurare il fenomeno del bullismo.
E’ importante dare una tridimensionalità a tutti i partecipanti di un fenomeno di bullismo, che siano essi il bullo, la vittima o (elemento ancor più pregnante) la testimonianza silenziosa. Un lavoro sulla classe e sulle sue dinamiche interne darà la possibilità di uscire da una bidimensionalità degli stili relazionali interni al gruppo, fornendo agli elementi una maggiore consapevolezza di sé e dell’altro, portatore di parti non riconoscibili e integrabili. Un contatto ludico di condivisione e comprensione permette di favorire il fenomeno dell’empatia che è alla base di una relazione positiva e reale con l’altro.

ServizioCivileLogo

Scadenza presentazione candidature:
ore 23:59 del 28 settembre 2018

Vuoi fare il servizio civile? Vieni a farlo da noi!

AUCI (Associazione Universitaria Cooperazione Internazionale) cerca 14 volontari da impiegare in progetti di Servizio Civile Nazionale sia in Italia che all’estero.

Quest' anno AUCI ci sarà in Italia, Perù, Kenya e in Mozambico.

Se vuoi prendere parte a questa esperienza scegli tra i nostri progetti in Italia ed all’estero quello più adatto a te e invia la tua candidatura entro 28/09/2018

AUCI (all’interno del coordinamento nazionale di Volontari nel mondo – FOCSIV) interpreta il servizio civile come un’esperienza concreta nella solidarietà internazionale che ha l’obiettivo di stimolare un senso di cittadinanza attiva nei giovani volontari. Questo è lo spirito che si desidera rimanga alla base dell’impegno anche di chi, successivamente, lavorerà nel settore della tutela e promozione dell’infanzia e delle donne, socio-sanitario, dell’educazione interculturale e della cooperazione internazionale, in Italia o all’estero.

AUCI offre ai giovani che decidono di fare servizio civile un’esperienza formativa e di crescita personale, si tratta di un’occasione per sperimentarsi e per rafforzare le proprie competenze tecnico/professionali rispetto all’ambito del progetto e la conoscenza delle tematiche Nord-Sud.

Se hai tra i 18 e i 29 anni e sei residente in Italia vieni con noi per 12 mesi per migliorare le condizioni locali in uno dei seguenti progetti:

I-COLORS: Intercultura Comunità LOcali Resilienti e Sostenibili in Italia a Roma in partenariato con l'Associazione ARPEA Onlus: 4 volontari richiesti;

Diritti Umani (Educazione e Sanità) in Perù a Huancayo: 2 volontari richiesti;

Diritti Umani (Sanità e Fitoterapia) in Perù a Lima: 2 volontari richiesti;

Sanità e Agricoltura in Mozambico a Mafuiane: 2 volontari richiesti;

Sanità in Kenya a Karungu: 2 volontari richiesti;

Educazione e Sanità in Kenya a Meru: 2 volontari richiesti.

 

Per visionare i nostri progetti clicca sui link o vai su nostro sito:

Bando 2018 in Italia

Bando 2018 all'estero

www.auci.org


Per partecipare ai nostri progetti c’è tempo fino al 28 settembre 2018

Volumnia Logo

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Sportello d’Ascolto Scuola-Famiglia: monitoraggio dei processi d’integrazione/esclusione sociale per gli alunni di scuola secondaria di I grado e per insegnanti e genitori di alunni di scuola primaria e secondaria di I grado.

Progetto finanziato dalla Regione Lazio nell'ambito del Bando Fuori Classe e realizzato presso l'Istituto Comprensivo Largo Volumnia.

Il servizio sarà uno spazio protetto di confronto e risoluzione concertata delle problematicità e conflittualità latente o esplicite, in cui gli alunni potranno aprirsi senza paura e gli insegnanti e i genitori confrontarsi, capirsi e interagire allo scopo di rimuovere tutti gli ostacoli, di natura didattica, relazionale o d’apprendimento, che indeboliscono il loro percorso formativo.
Uno Sportello sarà rivolto agli alunni della scuola secondaria di I grado che avranno l’opportunità di rivolgere, a persone qualificate, ma esterne alla struttura scolastica, le loro difficoltà relazionali e attitudinali con la struttura scolastica, i loro compagni e la stessa loro famiglia.
Un secondo Sportello sarà rivolto agli insegnanti e ai genitori, con cui analizzare le criticità emergenti sugli alunni bisognosi. Questo servizio costituirà uno spazio protetto in cui genitori e insegnanti potranno trovare, con il supporto dell’operatore psicologo, un canale di comunicazione e confronto in cui affrontare e risolvere tutte le questioni inerenti il percorso formativo e d’integrazione culturale degli alunni/figli. Lo psicologo svolgerà dunque un ruolo di mediazione e raccordo per “dispiegare” le situazioni e i punti di vista di ciascuno, cercando ed esigendo senso di responsabilità ed empatia in entrambi, pur nel rispetto dei distinti ruoli sociali, ma al contempo necessariamente convergenti verso un percorso risolutivo di rimozione degli ostacoli di insuccesso formativo e non adeguata integrazione per gli alunni, cause prime della dispersione scolastica e anticamera dei fenomeni di devianza sociale.