peschereccio bottiglieriIl nostro viaggio alla scoperta dei sogni adolescenziali durante l’emergenza Covid-19 prosegue con l’approfondimento di un altro tema emerso nei sogni di alcuni ragazzi: gli spostamenti onirici effettuati dai sognatori con i mezzi di trasporto (biciclette, autobus, barche, aeroplani).

È interessante notare come in un periodo stagnante, stazionario e statico come quello affrontato durante la quarantena, emerga in noi la necessità di movimento e di spostamento, come a voler compensare in qualche modo la privazione della nostra libertà individuale. Probabilmente gli adolescenti hanno sentito il bisogno di mettere una distanza dalla condizione angosciante dell’isolamento creato dal virus.
In particolare, nel nostro campione, durante il primo periodo della pandemia (fino al 30 aprile) i mezzi di trasporto compaiono nel 17,3% dei sogni, mentre nel secondo periodo (dal 30 aprile in poi) nel 9,3% dei sogni. Questo dato potrebbe avvalorare l’ipotesi secondo cui ad una condizione di estrema staticità caratteristica soprattutto del primo periodo, corrisponda un esasperato bisogno di libertà, di slancio, di dinamicità. Compaiono sogni che rivelano spostamenti in luoghi lontani, non raggiungibili a piedi come se il corpo fermo di questi adolescenti manifestasse il bisogno compensativo di muoversi con un’energia individuale e personale.

“Dovevo andare dal mio ragazzo che sta lontano per studiare… “
“Ho sognato di andare a trovare il mio ragazzo in prigione e perdermi al ritorno per andare a prendere l’autobus per tornare a casa”

Da un punto di vista psicologico si può dire che ci sia analogia tra il viaggio inteso come conoscenza di realtà esterne (luoghi, culture, lingua) e il percorso di conoscenza di sé (Carbonetto, 2007). La vita stessa è un viaggio: nelle sue fasi (partenza, percorso e arrivo) rende l’idea della ciclicità della vita e del suo dinamismo, rappresenta un’esperienza interiore dell’individuo che richiama la circolarità della vita: la nascita, l’adolescenza, la fase adulta e la morte.

Spesso, nei sogni del primo periodo, è emerso il bisogno degli adolescenti di raggiungere luoghi lontani, città diverse da quella di appartenenza, posti che solitamente non sono in grado di raggiungere autonomamente. Forse lo spostamento del corpo in città lontane evoca il bisogno di traslare il corpo in una dimensione altra?

“… mi sono trovata catapultata in America, più precisamente penso in California… “

A tal proposito, Jung (Raff J., 2008) suggerì che i racconti mitici dei viaggi iniziatici, come quelli di Marco Polo, Ulisse o Ercole, potessero essere intesi come espressioni simboliche di un processo di trasformazione psichica che tutte le persone sono costrette a fare durante la loro vita. Il viaggio dell’eroe corrisponde al processo di individuazione, dove il protagonista abbandona il suo mondo ordinario e conosciuto per approfondire le potenzialità più nascoste.

Confrontando i sogni del primo periodo con quelli della seconda fase, è emerso che nella prima compaiono soprattutto viaggi in automobili e biciclette, mentre nella seconda spiccano maggiormente treni, metropolitane, barche, autobus.

AUTOMOBILE

“Durante il viaggio in auto, la strada ad un certo si biforcava ed entrambe erano sospese sul vuoto, senza nessuna protezione laterale. Io tenevo in tasca un uovo, non mi ricordo però il motivo. Facevo molta attenzione a non romperlo. Mio padre prese però la strada sbagliata, che si assottigliava sempre di più fino a sparire, e noi cadevamo con la macchina. Metri sotto il cavalcavia, ci ritroviamo tutti illesi, tranne mio padre, che sembra stare bene fisicamente, ma, appeso ad una sorta di cavo e inginocchiato su una sporgenza a pochi metri da terra, non accetta a muoversi… “
“Eravamo in macchina che andavamo in un posto che non ricordo bene penso sia la farmacia, io non avevo la mascherina perché me la ero scordata a casa e papà voleva andare al supermercato perché è terrorizzato di rimanere senza mangiare… “

Sognare di guidare l’automobile impegna in prima persona, coinvolge i sensi, l’attenzione e rappresenta il rapporto diretto con il sociale e il proprio impegno e responsabilità verso gli altri. L’automobile nei sogni rappresenta sé stessi in movimento, in viaggio nella vita. Spesso è un sogno connesso all’idea di progressione, di auto-affermazione e raggiungimento dei propri obiettivi.
L'automobile nei sogni, così come anche la casa, può essere considerata come l’espressione della personalità del sognatore, l’espressione di sé nel mondo, nella società, nel lavoro, nelle relazioni interpersonali. Se colui che guida non corrispondesse a chi sogna, questo potrebbe rivelare qualcosa rispetto a una forza psichica trascinante, che agisce per agevolare o turbare profondamente le conquiste della coscienza (Taschen, 2011).
Inoltre, l’auto è considerata anche un simbolo erotico, su cui vengono proiettati aspetti della propria identità: può rappresentare potere, autonomia, velocità, libertà, aggressività, grinta e status sociale. In effetti, ricevere le chiavi della macchina durante l’adolescenza segna il raggiungimento di un traguardo fondamentale di crescita, la consapevolezza di essere indipendenti, la prova di essere giudiziosi ed equilibrati.

BICICLETTA

“Io e la mia amica Ludovica usciamo da un ospedale di una città che non riconosco. Inizia a piovere e decidiamo di prendere una bicicletta per tornare a casa. Facciamo una discesa ma la bici prende troppa velocità a causa della pioggia incessante e dell’asfalto bagnato. Mi giro per guardare la mia amica, la vedo lontanissima da me e poi cadiamo… “

La bicicletta è considerata l’invenzione più efficiente mai concepita per il trasporto dell’uomo, dal momento che è in grado di funzionare senza l’utilizzo di un motore: viaggia su “ruote” intime e personali, in quanto è azionata unicamente dal movimento dell’individuo, il cui pedalare ritmico consente di mantenersi in equilibrio e andare avanti.
La bicicletta è per eccellenza un mezzo di trasporto personale più che collettivo, sottoposto al controllo dell’Io individuale, quindi nei sogni è l’elemento che rappresenta l’Io in movimento nella vita, un po’ come la macchina.
Nell’immaginario collettivo, è diventata simbolicamente un veicolo dell’energia e del progresso della psiche, rappresenta indipendenza e libertà nella scelta del proprio percorso esistenziale e anche delle deviazioni occasionali. La bicicletta è soprattutto simbolo di velocità, di sfida, di superamento di limiti delle proprie capacità, di forza, autonomia, libertà ed equilibrio. Per evitare di cadere, sono necessari non soltanto uno slancio iniziale e l’equilibrio tra mente e corpo, ma soprattutto una pedalata ritmica e vigorosa che spesso rievoca le energie sessuali (Taschen, 2011).

AUTOBUS

“Ho sognato di andare a trovare il mio ragazzo in prigione e perdermi al ritorno per andare a prendere l’autobus per tornare a casa”
“… Continuiamo a camminare e arriviamo in una piazzetta di capolinea degli autobus e alcuni ragazzi che andavano via con la macchinetta. Io e G restiamo sole e non avendo la macchina prendiamo l’autobus per tornare a casa…”

Sognare di viaggiare in autobus è simbolo del proprio rapporto con gli aspetti collettivi della vita. Indica in primo luogo la possibilità di farsi trasportare, e quindi l’accettazione di un sistema collettivo che misura il grado di maturità del sognatore e la sua evoluzione nel suo ambiente, rappresenta dunque l’allegoria di un percorso che il sognatore sta compiendo o deve compiere nella sua realtà.
Per prendere l’autobus ci sono orari da rispettare, c’è un itinerario fisso, fermate precise e soprattutto c’è qualcun altro che guida: questo può essere limitante per gli adolescenti, potrebbe farli sentire stretti entro limiti e regole che non hanno scelto. Ma potrebbe far emergere l’accettazione e il sollievo per la possibilità di rilassarsi, delegare ad altri l’azione e non assumersi nessuna responsabilità, di godersi il viaggio da un finestrino e osservare ciò che succede da fuori mantenendo una visione globale.
Forse gli adolescenti hanno espresso in questi sogni il bisogno di voler appartenere ad una collettività? Di avere delle regole che tutelassero i loro spazi? Il contrasto tra autonomia e dipendenza, tra l’emergersi e omologarsi alla massa sono le premesse fondamentali del processo di crescita adolescenziale.

BARCA

“… A questo punto ci ritroviamo non so come in una nave da crociera e mio fratello diventa sempre più nervoso, soprattutto perché io lo avevo frenato, e per il nervoso vuole lanciarsi in acqua e io di nuovo lo blocco.”
“Ero in crociera con la mia classe ma la nave sembrava l’Orient Express…“

La barca è un’immagine archetipica molto frequente nei sogni, rappresenta un contenitore in cui è possibile spostarsi sulle profondità del mare, evoca immediatamente l’idea di un passaggio. L’elemento della barca potrebbe richiamare l’immagine traghettatrice di Caronte da una sponda all’altra della nostra anima. In un contesto di emergenza, gli adolescenti verso quale sponda si dirigeranno? Il futuro, il passato, o resteranno imprigionati nelle paludi delle loro incertezze?
Per la mitologia classica, la barca era il veicolo principe delle peregrinazioni degli eroi: traversate, viaggi, odissee in cui la barca proteggeva, riusciva a “giungere in porto”. Nell’iconografia egizia, una barca trasportava il Sole sull’oceano dell’oscurità verso la rinascita, proprio come la coscienza viene traghettata di notte sulle acque profonde del sonno. L’idea della barca che salva è così primordiale che in passato le case venivano edificate a forma di navi, e i cristiani costruivano le croci che svolgevano la funzione di albero della nave (Taschen, 2011).

Un ulteriore tema emerso in vari sogni è la necessità di un passaggio veloce e fuggevole da una dimensione all’altra, come se il “salire-scendere” rapidamente da uno scivolo raffigurasse per gli adolescenti l’urgenza di uscire dalla situazione di isolamento in cui si trovavano.
La discesa e l’ascesa sono passaggi importanti nel percorso di crescita dell’individuo, ci sono sempre periodo di up e down che costellano la nostra emotività. Se si sale troppo in dimensione più spirituale si perde il contatto con le radici usando solo le difese intellettuali, se si scende troppo il rischio è di perdersi nello stagno della visceralità. Solo unendo le due visioni si riuscirà ad avere una visione di insieme della nostra personalità.

“Ero in un bosco con un gruppo di ragazzi e ragazze e dovevamo superare un percorso, ma nessuno era una fata e nessuno sapeva che invece io lo ero. Il percorso cominciava con uno scivolo solo che non era uno scivolo normale: non cominciava dall’alto verso il basso, ma al contrario. Io ero riuscita a superarlo più in fretta degli altri perché anziché superarlo normalmente, lo avevo superato volando.”
“… Mi ritrovai davanti a una salita che era ripidissima, si sarebbe caduti una volta aver provato a salirci. E questa ragazza iniziò a farmi vedere come salire ovvero con dei rampini/ganci spostandone uno a uno mentre si saliva…”
“… Ci fanno salire su una struttura di legno, mia mamma prende la rincorsa e mi spinge (io ero sopra questa cosa di legno) per fare prendere velocità e poi è salita anche lei… solo che prendiamo troppa velocità, e io le urlo: “Fermati!!!”, ma non ci riusciamo e finiamo contro il muro.”

Ancora una volta, il bisogno di movimento, uno spostamento dal basso verso l’alto, come se in qualche modo ci si elevasse ad una dimensione spirituale, meno terrena e meccanica. O ancora, acquisendo la facoltà di volare, una qualità legata al desiderio, innato nell’uomo, di superare sè stesso ed i propri limiti fisici e psichici. Sognare di volare riflette così un movimento archetipico che in sé concentra tutte le aspirazioni dell’essere umano verso l’evoluzione: un bisogno di trascendere ciò che nella realtà è una prigionia e un limite soverchiante.

Bibliografia
J. Raff, “Jung e l’immaginario alchemico”, 2008
Carbonetto, G. M. “Il viaggio, metafora della vita”. Turismo e Psicologia, 2007
Taschen, “Il libro dei simboli”, 2011

 

di Tenisia Cardamone

foto di Valentina Bottiglieri

mare bottiglieriIl viaggio alla scoperta dei sogni degli adolescenti nel periodo di pandemia prosegue analizzando il tema della “violenza”, emerso con una frequenza del 17,3% nella prima fase e del 26,2% nella seconda.

La violenza nei sogni è molto frequente e può essere in primo luogo una rivisitazione di ciò che ci circonda. Alcune persone fanno facilmente sogni crudi e violenti, principalmente quando hanno assorbito molti messaggi subliminali provenienti dai mass media, film, ma anche attraverso videogiochi, libri, fumetti e cartoni animati. Tutte queste rappresentazioni violente, possono entrare a far parte del nostro inconscio e divenire così materiale per i nostri sogni.
Un altro significato della violenza onirica può essere ricondotto alla quotidianità, ai problemi e alle paure che ci affliggono, e che se non si affrontano nella vita di tutti i giorni, si ripresentano nei sogni.
La violenza espressa nei sogni, dunque, non identifica una personalità crudele o violenta, ma indica uno stato d’animo, che spesso colpisce negativamente il nostro umore trasformando il sogno in incubo.

“Ero in fila davanti ad un negozio ed un uomo dietro di me senza mascherina mi stava troppo vicino, io lo invitavo ad allontanarsi ma lui si avvicinava sempre di più finché alla fine ho urlato di togliersi.”
“Ci raggiungono i carabinieri e per testare se ero negativa al Covid cerca di spegnere la sua sigaretta sulla mia fronte dicendo che lo faceva per testare la mia forza.”

Gli incubi spaventano il sognatore e/o l’Io del sogno. Generalmente sono messaggi urgenti inviati dal Sé del sognatore relativi a materiale fino a quel momento inascoltato, negato o non considerato in modo sufficiente. Possono indicare nuovi problemi e nuovi adattamenti che sono distanti dall’atteggiamento dell’Io e che penetrano come intrusivi, minacciosi nello spazio psicologico abitualmente confortevole dell’Io del sogno.

Alcuni incubi possono individuare elementi distruttivi, a volte possono anche impiegare l’immagine di mostri spaventosi. Altri incubi ripetono situazioni traumatiche e episodi post-traumatici riproponendo spaventosi episodi di guerra, catastrofi, etc., che possono essere un’espressione della necessità di fronteggiare, tollerare, elaborare coscientemente la sofferenza (E. C. Whitmont, S. B. Perera, Il Linguaggio dei sogni, 1991).

Una categoria particolare di sogni comprende quelli che trattano il tema della morte (M. L. von Franz, La morte e i sogni, 1986). I sogni che parlano di morte rischiano di essere fraintesi con la morte fisica, ma raramente questi andrebbero presi alla lettera, in quanto si riferiscono a una morte simbolica e a un processo di rinascita. La vecchia posizione deve “morire” per consentire la creazione di una nuova identità (E. C. Whitmont, S. B. Perera, Il Linguaggio dei sogni, 1991).
La distruzione nei sogni può essere seguita dalla rinascita, nel caso che l’energia vitale e l’integrità vengano preservate. Lo sviluppo drammatico, può anche indicare in quali circostanze o con quale atteggiamento la minaccia può essere evitata.

“C’era un mostro… voleva mangiare tutti…mi salvavo saltando dal balcone al piano di sotto.”

Vi è mai capitato di uccidere qualcuno nei vostri sogni?

“Ho sognato di uccidere una persona.”
“Uccidevo persone a me care.”

Secondo un recente studio, le persone che spesso sognano di aggredire o uccidere sono più creative delle altre (J. Mathes, Offender-nightmares: Two pilot studies, Dreaming, 2018).

Sognare di uccidere equivale a sopprimere, cancellare, eliminare. Rappresenta la “fine” di qualcosa: un sentimento, un’idea, un’abitudine, è una risposta estrema ed inderogabile ad una situazione di lotta interna consapevole o inconsapevole; si collega al rinnego dell’istinto e al dominio delle parti di sé che controllano l’immagine sociale. Può rappresentare anche la trasformazione dei sentimenti di rabbia o diventare un modo per confrontarsi con i propri demoni interiori o per analizzare e rielaborare ciò che nella realtà disturba e spaventa. Da questo punto di vista, uccidere nei sogni diventa una sorta di simbolica vittoria ed affermazione di sé che richiama energie archetipiche: il sognatore è l’eroe che deve confrontarsi con il nemico e lottare contro il “drago” della paura e dell’oscurità inconscia (M. Mazzavillani, Sogni e Segni).

Sognare di essere uccisi indica l’incapacità di difendersi da un’influenza esterna oppressiva e violenta. L’incapacità di reagire e di emergere in mezzo agli altri: sentirsi annientati dagli altri o sopraffatti da un problema (M. Mazzavillani, Sogni e Segni).

“Sono stata uccisa.”
“Sono stata ferita, sono resuscitata e poi morta di nuovo.”

Sognare di assistere a un assassinio, invece, può indicare un conflitto tra due aspetti di Sé. La tensione tra energie ugualmente attive che possono manifestarsi nel sognatore come indecisione e incapacità di compiere scelte difficili.

“Una persona che amo e che non posso vedere per la quarantena veniva pugnalata alla schiena e portata via mentre io non potevo fare niente perché troppo lontana.”

Secondo la psicologia del sogno, fondata sulla fenomenologia mitica, spesso la realtà quotidiana è convertita nella figura delle Ombre che ci spaventano, perseguitandoci sotto forma di presenze estranee, malvage e pericolose. Le Ombre sono parte della nostra natura umana e per questo dovrebbero essere accettate e comprese piuttosto che rifiutate (J. Hillman, Il sogno e il mondo Infero, 1979).

“C’era un mostro, tutto nero… voleva mangiare tutti.”
“Qualcuno voleva fare del male a me e i miei conoscenti…quando riuscivamo a ucciderlo, tornava sempre in vita e la storia ricominciava da capo.”

Alcune volte, quando una persona reprime o sopprime le proprie emozioni istintive, nei sogni può comparire un animale ostile (J. Hillman, Il sogno e il mondo Infero, 1979).

“Mi hanno inseguito leopardi per tutto il paese.”
“Ero in mezzo al mare in una barca e gli squali cercavano di mangiarmi.”

Altre volte, le figure d’Ombra ci perseguitano sotto forma di ladri o rapinatori, che evocano rapidità e leggerezza nell’uso delle mani, oppure la violenza più cruda, in cui tutto ciò che possediamo di prezioso a livello materiale e spirituale può esserci sottratto. Essi incarnano quelle forze autonome e dirompenti che forzano qualsiasi barriera quando crediamo di essere protetti e al sicuro (Taschen, Il libro dei simboli, 2011).

“Furto in casa, io guardavo ma non potevo muovermi.”

All’interno della nostra raccolta, in riferimento ai sogni caratterizzati da violenza, particolare rilevanza assume la tematica dell’abuso sessuale. Il sogno di essere violentati potrebbe riflettere una fantasia sessuale del sognatore, o indicare reali abusi e violenze di ordine sessuale. Bisogna considerare che i sogni in cui appare la violenza sessuale non riguardano obbligatoriamente abusi reali, è importante quindi non incorrere in generalizzazioni. Lo stupro nei sogni, può anche simboleggiare una violenza fisica e mentale che viene subita nella realtà. C’è probabilmente, qualche situazione che il sognatore sta vivendo in cui si sente impotente, non in grado di difendersi. Questi sogni possono essere accompagnati da un grosso carico di dolore, disagio, paura e senso di colpa.
Una situazione, in cui le libertà sono limitate come è avvenuto a causa della quarantena, può essere vissuta come una vera e propria “violazione”, una ferita nell’orgoglio, nell’autostima. In tal caso lo stupro onirico rappresenta la “passività” del sognatore, la sua incapacità di difendersi o promuoversi, di porre limiti all’influenza degli altri, lasciandosi invadere.

“Ho sognato di essere violentata.”
“Ero in una stazione e dovevo prendere il treno, mentre correvo sono stata fermata da un uomo da cui ho subito molestie. Chiedevo aiuto a due passanti ma nessuno sentiva e mi aiutava.”

Infine, alcune immagini oniriche di minaccia per la vita riguardano eventi catastrofici come inondazioni, terremoti, guerre o altre catastrofi. Sogni di questo tipo riflettono uno stato d’ansia piuttosto intenso, che ci fa sentire fragili di fronte a quello che ci circonda. Questi elementi della natura rappresentano la realtà che non possiamo controllare, in cui siamo più fragili e vulnerabili. Una minaccia alla vita psicologica e/o biologica esiste quando questi eventi distruggono l’immagine simbolica del sognatore, tale perdita o distruzione può essere dolorosa. Situazioni catastrofiche possono essere altresì associate a eventi esterni reali e pericolosi, che compaiono nei sogni come manifestazioni simboliche (E. C. Whitmont, S. B. Perera, Il Linguaggio dei sogni, 1991). In questi termini, la presenza onirica di tale tematica nella nostra ricerca, può essere spiegata dal vissuto provocato da un evento incontrollabile e inaspettato come la pandemia da Covid-19.

“Ho sognato di essere in guerra e non riuscire a combattere.”
“Una notte ho sognato di far parte della Seconda guerra mondiale.”

Concludendo, dall’analisi dei sogni raccolti è emerso che il tema della violenza, oltre ad essere presente in percentuale maggiore nel secondo periodo, assume anche un significato diverso. Infatti, se inizialmente viene manifestata sotto forma di una violenza fisica e/o verbale “lieve”, nella seconda fase aumenta d’intensità essendo maggiormente associata a tematiche più forti e profonde, come la morte (omicidio, suicidio), e l’abuso sessuale. La morte simbolica, dunque, potrebbe indicare un forte desiderio di “oltrepassare” il disagio vissuto, una voglia di cambiamento e trasformazione, una spinta verso la rinascita per liberare quelle parti di Sé negate dalla pandemia.

Di Stefania Cuoco, Carla Loffredo, Cindy Sangiovanni
Foto di Valentina Bottiglieri

 

Bibliografia

E. C. Whitmont, S. B. Perera, Il Linguaggio dei sogni, 1991
J. Hillman, Il sogno e il mondo Infero, 1979
J. Mathes, Offender-nightmares: Two pilot studies, Dreaming, 2018
M. Mazzavillani, Sogni e Segni
Taschen, Il libro dei simboli, 2011
J.W.T. Redfearn, Atomic dreams in analysands, in Dreams in Therapy, Wilmette, Illinois, Chiron Publications, 1989

anubi3Il viaggio di Arpea, alla scoperta dei sogni degli adolescenti nel periodo della pandemia, prosegue con il tema degli animali, emersi nei sogni di diversi ragazzi. Nel nostro campione, gli animali compaiono nel 13,5% dei sogni durante il primo periodo della pandemia (fino al 30 Aprile), mentre nel secondo periodo (dal 30 Aprile in poi) nel 10% dei sogni.

Simboli dell’Es, gli animali nei sogni rappresentano la nostra parte istintuale, primitiva, selvaggia: la psiche nel sogno ci richiede di accettare i nostri impulsi, regolando la motivazione ad agire tenendo conto della realtà esterna. Fin dall’antichità, gli animali sono parte integrante della vita quotidiana dell’uomo. La loro manifestazione nei sogni ha sempre avuto un significato sacro: le stesse divinità erano spesso rappresentate in forme animali in molte religioni. Nell’antica religione egizia, che aveva natura zoolatrica, era infatti centrale il culto degli animali. Si ricorda, ad esempio, il re Anubis, che aveva la testa di sciacallo: Dio dell’imbalsamazione, era definito “l’agente della resurrezione”, in quanto con l’imbalsamazione del corpo umano (processo di deificazione) rendeva i defunti immortali e divini (Von Franz, 1990).

L’autore che più di tutti diede importanza gli animali nei sogni fu Carl Gustav Jung. Fondatore della psicologia analitica, Jung (1912; 1929) considerava i sogni non solo espressione dell’inconscio personale del sognatore, ma anche dell’inconscio collettivo, un patrimonio psichico universale che accomuna tutti gli esseri umani fin dai tempi più remoti.

Riconnettersi con gli istinti animali in noi stessi, non in termini regressivi, ma avvalendosi della coscienza, consente all’uomo di raggiungere una connessione profonda e intima con la Natura. Secondo Jung (1919) però, gli animali non rappresentano soltanto gli istinti fisici (definiti dall’autore “modi tipici di azione”), ma anche l’esperienza interna, emotiva e immaginativa, che si presenta con essi. La posizione di Hillman (1979) è ancora più ferma:

«Tendiamo a dire “Gli animali nei sogni rappresentano gli istinti. Simboleggiano la nostra bestialità e primitività”. No, non è così (…) perché essi non sono immagini di animali, ma immagini come animali. Gli animali del sogno ci mostrano che il mondo infero ha fauci e artigli, aprendoci alla consapevolezza del fatto che le immagini sono forze demoniche (…). Il minimo che possiamo fare per gli animali dei sogni è di riservargli il primordiale rispetto dell’uomo delle caverne. (…) Occorrono caverne vaste e attenzione amorevole. Allora forse essi verranno e ci racconteranno di sé.»

Quando nei sogni compaiono animali domestici, si ritiene che i contenuti siano più vicini alla coscienza; al contrario, sognare animali selvatici è associato a contenuti più primitivi e istintuali. Tra gli animali domestici, gli adolescenti del nostro campione hanno sognato più spesso cani e cavalli: questi due animali, secondo la mitologia, sono i mediatori tra il mondo umano e quello ultraterreno.

Il cane

“La sorella (del mio ragazzo) aveva un cagnolino, carino, e poi diventava tutto buio e si perdeva il cane. La festa era su un’isola e dovevamo andarcene dall’isola. Dovevamo però cercare il cane.”
“Alla fine andiamo al lago e prendiamo un gelato, il cane non c’era più e lo stavamo cercando perché lo avevamo perso.”
“Venivo inseguita da un cane, un husky, era bellissimo e innocuo ma mi faceva paura. “
“Ero molto preoccupata per mio il fratello minore, che non avevo trovato nella sua stanza e doveva essere fuori, quindi non poteva essere protetto dal cane.”

Simbolo di amore e devozione incondizionati, il cane è il porto sicuro dell’uomo: un compagno fedele e affidabile, che evoca sicurezza e protezione e che, in quasi tutte le religioni, accompagna le anime dei morti, così come è stato al loro fianco nella vita terrena. Allo stesso tempo, il cane è sempre stato una guida, una protezione e un supporto fondamentale nella vita quotidiana dell’uomo: con i suoi sensi amplificati e superiori, il cane è da millenni un difensore, l’unico animale domestico che si relaziona all’uomo per volontà e non per cattività. Il cane può essere cacciatore, lavoratore, animatore o compagno, e in tutti i casi il fulcro fondamentale è il legame di amore incondizionato con il suo proprietario. Nel sogno, il cane conduce l’uomo verso le profondità dell’inconscio e lo pone in contatto con il regno dei morti (Taschen, 2011): “Sotterrando e scovando le ossa, i cani assistono e assimilano la morte” (ibidem).

In modo simile alla casa – presente in molti sogni degli adolescenti durante la pandemia, come trattato in un precedente articolo – il cane rappresenta il focolaio, la cura, un ambiente sicuro. Alcuni adolescenti hanno sognato di perdere il proprio cane e di essere alle prese con la sua ricerca: questa immagine suggerisce un vissuto di mancanza di sicurezza e il senso di perdita associati alla condizione del Coronavirus. Infatti, molti genitori hanno sperimentato un senso di impotenza nella gestione un carico emotivo eccezionale, non essendo in grado di dare certezze e sicurezze ai propri figli. In questo contesto, i figli adolescenti possono essersi sentiti non protetti e non al sicuro, in una fase evolutiva in cui tali necessità sono fondamentali, non meno di quanto lo siano nell’infanzia.

Il cavallo

"Un giorno prendo l’autobus con il mio cavallo ma sbaglio direzione (...) Prendiamo un sentiero pieno di fiori altissimi e io avevo paura che fossero velenosi per il mio cavallo, a cui ero legatissima. (...) Mi separo dal mio cavallo e sto malissimo. (...) Al risveglio resto angosciata per il cavallo, che mi ricorda molto il rapporto che ho con il mio cane.”

La presenza di cavalli nei sogni racchiude in sé il dualismo tra ordine e disciplina da un lato, e istinto e libertà dall’altro, dovuto principalmente al rapporto tra essi e l’uomo. Come il cane, il cavallo è stato uno dei primi animali ad essere addomesticato, accompagnando la storia dell’uomo per millenni. La presenza di sintonia tra l’umano e il cavallo, nel sogno, è un’esperienza archetipica che rappresenta l’interazione armonica tra coscienza e inconscio, la libido istintuale vitale. Questa connessione va a sollevare la “barriera dolorosa” che, con lo sviluppo della coscienza, si è elevata tra l’istinto e la ragione: il cavallo è contemporaneamente una guida per il cavaliere e uno spirito indomabile e selvaggio. Nella mitologia greca, Poseidone – Dio greco del mare e della profondità delle acque – era originariamente rappresentato come un cavallo, e si dice che sia stato lui ad aver dato all’uomo il cavallo, istruendolo su come cavalcarlo e usare le briglie: il cavallo è in questo senso una parte dell’inconscio che l’uomo può imparare a controllare e dirigere nel corso del proprio sviluppo. Nello sciamanesimo, il cavallo è un accompagnatore nell’aldilà: possiamo interpretarlo come una fonte di energia intuitiva che spinge l’uomo verso piani più elevati e spirituali. Infatti, il cavallo alato (si pensi a Pegaso, figlio di Medusa e Poseidone, il quale alla fine delle sue imprese si dissolve in una nube di stelle, formando una costellazione) simboleggia anche la libido e l’intuizione creativa, la spontaneità e l’elevazione spirituale. Come è evidente, dunque, nella mitologia il cavallo appartiene contemporaneamente sia al mondo dell’acqua che a quello dell’aria, racchiudendo in sé il potenziale dinamico in entrambi i domini.

I grandi felini

“Stavo fuori in balcone, mi affaccio e vedo dei leoni, sono 8,9. Due maschi e tutte femmine.”
“Mi hanno inseguito dei leopardi per tutto il paese.”

La presenza di un animale selvatico e aggressivo nei sogni può simboleggiare la paura o un senso di minaccia percepita nella propria vita, coerentemente con l’esperienza della pandemia; allo stesso tempo può rappresentare, come anticipato, le pulsioni e gli istinti dell’Es, espressione di una parte primitiva e aggressiva del Sé, che richiede di essere riconosciuta e accettata. Contemporaneamente, la maestosa regalità e la forza imponente del leone, possono rappresentare le autorità esterne (come i corpi di polizia, i militari, il governo) che in questi mesi hanno preso importanti decisioni per la collettività, limitando la libertà personale e sanzionando le trasgressioni; ma anche le autorità “interne”, la nostra coscienza morale: in sintesi, il Super-Io. Ecco che allora, gli animali imponenti e minacciosi diventano il simbolo di autorità a cui bisogna fare riferimento, e ai cui moniti e prescrizioni è necessario conformarsi, per il benessere comune. Il leone, come le nostre autorità, è contemporaneamente autoritario e protettivo nei confronti del branco (cioè la collettività). I grandi felini – caratterizzati dalla ferocia predatoria e da una forza imponente – nei nostri sogni rappresentando i nostri impulsi aggressivi e creativi, richiedono spazio e rispetto per la loro forza e presenza in natura: quindi l’accettazione, e non la repressione, di tali impulsi, in un complesso gioco di equilibri.

Uccelli

Se da un lato gli animali selvatici simboleggiano l’Es e l’istintualità, dall’altro gli uccelli e i volatili sono associati al pensiero e alla coscienza: l’elevazione su un piano superiore rispetto alle pulsioni intrapsichiche, verso la spiritualità. Ma nei sogni degli adolescenti (che hanno sognato, nello specifico, piccioni e pulcini) spesso gli uccelli sono in gabbia, oppure si mangiano a vicenda, rivelando il sottostante bisogno di evasione – dalla realtà limitante e costrittiva della quarantena – da un lato, e l’istintualità e l’aggressività che, ancora una volta, emergono con grande impeto nel mondo onirico degli adolescenti durante la pandemia. Punto di contatto tra la terra e il cielo (in greco, οἰωνός = “uccello” significa “profezia, notizia dal cielo”) e considerati in molte religioni il simbolo del divino, con valore profetico, gli uccelli sono il simbolo dell’amicizia tra gli umani e gli dei, e in quanto tali conservano una natura spirituale e profetica. Inoltre, rappresentano anche l’anima dell’uomo, che gravita attorno al corpo. Secondo Jung, l’uccello corrisponde all’aspetto femminile dello Spirito Santo nell’odierna cristianità. In Egitto, l’anima-Ba (la componente immortale dell’uomo) nei geroglifici è rappresentata sotto forma di uccello.

Animali acquatici

“All'improvviso arrivano due orche e si spiaggiano, i bagnanti sono preoccupati, con una nuova onda l'orca più vicina alla spiaggia viene sommersa dall'acqua”
“Ero in mezzo al mare in una barca e gli squali cercavano di mangiarmi”
“Passeggiamo sotto casa mentre parliamo. Ci fermiamo vicino al fiume e con una ciotolina raccogliamo dei girini.”

Infine, in alcuni sogni abbiamo rilevato la presenza di squali, girini e orche, che evocano il tema dell’acqua e del mare, affrontato nel primo episodio, in cui avevamo affermato che la presenza di acqua nei sogni indica un avvicinamento alle profondità dell’inconscio. Da un lato, lo squalo evoca, nuovamente, gli istinti e l’aggressività (negati e repressi, o che al contrario rischiano di emergere con impeto), rappresentando la paura e la minaccia. Mentre il fluire dell’acqua rappresenta la vita, lo squalo è – in modo ambivalente – l’archetipo del nemico, dal quale il sognatore tenta di sfuggire. Non è difficile immaginare dunque, che durante la pandemia e la quarantena forzata i ragazzi abbiano manifestato nei propri sogni un senso di pericolo: in questo senso, il Coronavirus è assimilabile a uno squalo: un assassino freddo, spietato e senza emozioni. Dall’altro lato, i girini rappresentano al contrario il concepimento, la nascita, il processo evolutivo dell’uomo; oppure la presenza di un momento di riflessione e di elaborazione e/o di transizione nella propria vita, che può essere stato rappresentato proprio dai mesi di chiusura in casa, gli adolescenti con la propria interiorità. Queste due letture (vita e nascita in opposizione a morte e pericolo) possono coesistere, in quanto il mondo acquatico in sé ha il duplice significato simbolico di fonte di vita oppure dissoluzione e annichilimento.

Di Samantha Staiola

 

Bibliografia
Hillman, J. (1990). Il sogno e il mondo infero. (trad.it a cura di Adriana Bottini). Adelphi editore.
Jung, C. G. (1912). La libido, simboli e trasformazioni. G. Mancuso (a cura di). Newton Compton Editori
Jung, C. G. (1919). Istinct and the Unconscious. British Journal of Psychology, 10, 1, pp. 15-23.
Jung, C. G. (1929). Problemi della psicoterapia moderna. In Problemi generali della psicoterapia, XVI.
Taschen. (2011). Il libro dei simboli.
Von Franz, M. L. (1990). Il mondo dei sogni: il simbolismo onirico nella psicologia junghiana. Red edizioni.

nonni finestra“…Andavo a trovare mia nonna …. in ospedale…”
“…C’è ovviamente anche nonna, anche se io cerco di proteggerla da contatti troppo ravvicinati della gente…”
“…Stavo a casa con Nonna che stava pulendo le sue ciabatte, arriva anche Mamma e Nonno, mamma è disperata ha letto le analisi sballate di nonno e sa che deve portarlo in ospedale ma teme che più tempo sta lì e più possa venire in contatto con il Covid...”
“…Ho sognato mio nonno che è mancato il 3 dicembre, l’ho sognato più volte e mi parlava del Covid del fatto che si può superare…”
“…Papà doveva portare me e mio fratello a casa di mia nonna con l’autocertificazione...”

Il nostro viaggio onirico continua con l’esplorazione di un altro simbolo presente con frequenza nei sogni raccolti durante il periodo della pandemia di adolescenti e giovani adulti: la figura dei nonni.

Molti autori hanno trattato l’importante figura dei nonni. Secondo Karl Abraham (“Sogno e mito uno studio di psicologia dei popoli”, 1909) la figura del nonno servirebbe a svolgere, a livello emotivo, una funzione volta ad equilibrare i disagi psichici emersi a livello familiare. Qualsiasi eventuale conflitto di stampo psicologico tra i figli e i genitori, potrebbe trovare una soluzione grazie all’intervento della figura dei nonni. Per Ferenczi (“Il complesso del nonno”,1972) invece la funzione del nonno sembra essere quella di fornire al bambino un terreno nel quale lui potrà sperimentare la morte ed elaborare il lutto.

La morte dei nonni potrebbe risultare la prima volta in cui una persona si confronta con la dimensione della morte, della perdita e dell’abbandono, al punto da sconvolgere gli equilibri familiari (Abeles, Victor, & Delano-Wood, “The Impact of an Older Adult's Death on the Family”, 2004). Elaborare il lutto significa attraversare il dolore con tutte le sue sfumature depressive per poi attivare strategie e risorse di accettazione e trasformazione della perdita. Secondo Jung (“Ricordi Sogni, Riflessioni”,1961) la persona deve arrivare ad un’inclusione consapevole ed armonica di una ferita nel sé personale e riscoprire la parte autentica e vitale di sé, trovando la volontà di superare il lutto.

La morte di un nonno è un evento significativo anche in adolescenza. Sebbene gli adolescenti sfidino la morte contrapponendovi il senso di onnipotenza che contraddistingue questo periodo di crescita, il lutto può causare un forte squilibrio che interviene nelle trasformazioni del periodo adolescenziale (Oltjenbruns, “Positive outcomes of adolescents’ experience with grief”, 1991). Si possono, infatti, verificare stati di shock, paura, solitudine, rabbia, disturbi del sonno, sentimenti di vuoto e di colpa, e cambiamenti nelle abitudini quotidiane (Davies, 1995).

I nonni rappresentano uno spazio relazionale privo di tensioni e conflitti, sono descritti come molto pazienti, meno severi dei genitori e buoni compagni di gioco. La psicologia del Sé (Withe & Weiner, “La teoria e la pratica della psicologia del Sé” 1986) considera gli anziani un “gruppo speciale”: i nonni possono rappresentare una seconda chance preziosa per permettere ai nipoti di realizzare i propri talenti.
Sono delle figure che rappresentano il passato e le radici della famiglia, aiutano a capire da dove provengono i genitori e mantengono viva la memoria sui cambiamenti passati della famiglia (Triadò et al., 2005). I nonni sembrano avere anche una funzione particolare nel guidare l’orientamento morale ed etico del nipote (Ruiz & Silverstein, 2007).

La nostra ricerca ha rilevato che circa il 10% degli adolescenti e giovani adulti hanno sognato i propri nonni nel primo periodo della pandemia da Covid-19 (fino al 30 aprile), mentre circa il 5,6% nella fase 2.

I nostri sognatori hanno dunque dato uno spazio importante, nel proprio mondo onirico, alla figura dei nonni.

Sognare i nonni ci fa riflettere sui legami familiari, sulle relazioni del passato e del presente, riportando il sognatore al valore dei sentimenti, all’affettività e al calore dell’infanzia; potremmo dire ad una base sicura. I nonni nei sogni potrebbero anche mettere in luce aspetti di fragilità fisica, di stanchezza, di ritiro emozionale o di una morte simbolica che porterà poi ad una nuova energia rivitalizzante (Menarini, R., & Montefiori, V., “Nuovi orizzonti della psicologia del sogno e dell’immaginario collettivo” 2016). Ogni immagine onirica in cui compaiono i nonni può essere considerata come una tessera di un puzzle che dal passato ci fornisce indicazioni per vivere il presente.

“Ero a casa di nonna, morta prima del COVID,..”, “Andavo a trovare mia nonna, morta prima del periodo di quarantena”, “Ho sognato i miei nonni, che non ci sono più da tempo, e li ho sentiti vicinissimi”, “Nonno era in sedie a rotelle, sembra proprio di rivedere le ultime scene prima della sua morte, solo ambientate ora, con questo virus…”.

Nel sogno, il nonno da poco deceduto sembra riproporsi quale mentore spirituale, per aiutare il sognatore a riflettere su aspetti interni altrimenti non osservabili. Da un punto di vista simbolico sognare i defunti rimanda ad un collegamento con le proprie radici e ad un senso di protezione e accudimento, soprattutto quando si ha un legame significativo con essi. Soprattutto in questa prima fase del lockdown possiamo immagine cosa abbia suscitato nella mente dei ragazzi, il non poter vedere i nonni e, soprattutto, vivere il grande timore di perderli.

Il nonno, un parente anziano, un mentore sono tutti simboli assimilabili all’archetipo del Senex. Un’energia psichica che dall’inconscio collettivo riflette tutti i valori legati alla maturità, alla saggezza, alla tradizione, al sapere, all’esperienza, ma che porta anche il blocco delle iniziative, la lentezza, la paura delle novità e dei cambiamenti, l’autorità, l’ordine, il potere. L’archetipo del Senex è, nella dicotonomia junghiana, opposto all’archetipo del Puer aeternus (il bambino eterno). Il Puer ispira lo sbocciare delle cose, il Senex presiede al raccolto. Ma fioritura e raccolto si susseguono ad intermittenza lungo tutta la vita. Il Senex ha dunque il compito di accompagnare le generazioni dei Puer nel loro processo di individuazione.

Spesso a livello collettivo ci si è chiesti che ruolo effettivo avesse l’adulto nella società, spesso troppo allineato con il Puer e i suoi agiti, e troppo poco con la lentezza, con la memoria e con la conoscenza degli anziani.
Ma ecco che gli adolescenti hanno espresso nei loro sogni la paura per la perdita della loro importantissima funzione: “Il cane quasi strozza il nonno con il guinzaglio…”, “Mia nonna mi moriva tra le braccia…”. A livello non solo conscio sembra che essi abbiano avvertito nel profondo l’enorme perdita, sia affettiva che psichica, che si stava abbattendo nel mondo fuori dalle proprie mura.

Lo psicoterapeuta Matteo Lancini sottolinea, in una lettera aperta agli adolescenti, la condizione dell’adulto, prima del Covid-19, che non è stato in grado di assumersi le responsabilità necessarie a garantire ai giovani una stabilità emotiva. Lancini ripone l’attenzione sulla figura dei nonni in opposizione alla velocità e al consumismo della società, ricordando la loro funzione ma soprattutto il valore che hanno per i nipoti. Molti ragazzi hanno deciso di tatuarsi la data di nascita o di morte dei nonni. Il tatuaggio rappresenta un ricordo indelebile dei nonni che sono stati presenti in molte esperienze quotidiane, dall’asilo all’adolescenza; conferma un legame profondo, evidenziato da questo momento di forzato isolamento. Ma è anche un monito per la società che con questa emergenza ha visto la perdita di molte persone anziane, essendo la fascia più colpita dal virus.

Queste considerazioni ci fanno guardare con speranza verso gli adolescenti, affinché possano aiutare gli adulti ad accorgersi dell’errore che hanno commesso verso i nonni, impoverendo il loro importantissimo ruolo, e a ritrovare in sé stessi la forza di Enea, il quale trasportò con devozione il vecchio Anchise sulle spalle.

Siamo cresciuti con l’immagine della nonna di “Le Tagliatelle di Nonna Pina”, una supernonna che con la sua cucina riesce a dare la carica giusta per affrontare qualsiasi difficoltà, e con il nonno di Heidi, un po’ scontroso ed introverso, ma che farebbe di tutto per la sua nipotina. Il Covid-19 ci ha dato la possibilità di riflettere: dobbiamo cercare di realizzare una società in cui poter accettare il rallentamento e il decadimento come parte integrante della crescita umana e affettiva, nella quale prestare maggiore attenzione ai modelli di identificazione, come i nonni, in modo tale da gestire l’umanità in modo più responsabile creando un clima ambientale e relazionale migliore.


di Sara Falcone
Foto di Valentina Bottiglieri

superman covid

“È entrato arrogantemente nelle nostre vite, stravolgendole e costringendoci ad una quarantena forzata, nessuno escluso”.


Il Coronavirus ha sconvolto le vite di tutti noi, ma specialmente la quotidianità di medici e operatori sanitari, i quali sono stati catapultati in una realtà assurda e spaventosa, che ha portato a un aggravamento consistente di problematiche che, già da tempo, affliggevano il sistema sanitario italiano. Tale situazione, inimmaginabile prima d'ora, ha duramente messo alla prova le capacità di resilienza e di resistenza degli operatori. Pensiamo che coloro che hanno lavorato negli ospedali e nelle cliniche negli ultimi mesi, in un clima di paura e incertezza per i pazienti, i familiari e per la propria salute, siano maggiormente a rischio di portare con sé molto a lungo i segni indelebili di questa esperienza.


L'isolamento sociale, l’assenza di supporto organizzativo e psicologico, la precarietà dei sistemi di protezione individuale, turni estenuanti e carenza di personale, nonché il timore di contrarre il virus e di essere veicolo di contagio (a cui si sono associati anche episodi di stigma sociale) sono solo alcune delle problematiche che hanno caratterizzato la quotidianità di infermieri, medici e dello staff sanitario in questi mesi. Nei reparti Covid, dove i pazienti soffrono e si spengono soli - spesso senza poter dare l’ultimo saluto ai propri familiari – il personale sanitario è quotidianamente esposto alla sofferenza e alla mortalità, entrando in contatto con un dolore indescrivibile e, spesso, inesprimibile.


Tutto ciò espone al rischio di sviluppare una sintomatologia legata al Burnout. Una ricerca condotta dall’Università del Sacro Cuore di Milano ha rilevato che il 70% degli operatori sanitari coinvolti nell’emergenza Covid-19 sono affetti da sindrome di Burnout; ciò significa che la salute psicofisica degli operatori è stata a messa a dura prova dalla crisi sanitaria conseguente alla pandemia del nuovo coronavirus.


Ma che cosa si intende per Burnout? Il Burnout è una sindrome da esaurimento mentale, depersonalizzazione e derealizzazione personale, associata all’occupazione lavorativa. Tra le sue cause è centrale lo stress e il sovraccarico derivanti da turni lunghi e ritmi lavorativi frenetici, che trascinano il lavoratore in uno stato di “esaurimento da lavoro”. Un contesto lavorativo che richiede un forte impegno e coinvolgimento fisico e psicologico, a lungo andare può esaurire le energie, le risorse e l’entusiasmo del lavoratore. Nel corso di un’emergenza sanitaria di una portata mai vista prima, non è difficile dunque immaginare come lo stress psico-fisico possa aver impattato sugli operatori sanitari di tutto il mondo. Un’infermiera di Pronto Soccorso, che lavora in una zona particolarmente colpita in Italia, afferma in una sua testimonianza:


Quando decidi di intraprendere un percorso di professionista sanitario sai benissimo a cosa vai incontro, ma tutto questo è andato ben oltre ogni più unica immaginazione. A turni massacranti le mie gambe ed il mio fisico erano già abituati, ma il mio cuore no…Il telefono squilla ininterrottamente, e tu non hai nemmeno il tempo di gestire il paziente, figurati di rispondere e parlare… ma rispondi perché sai che dall’altra parte c’è sempre qualcuno che, piangendo, ti implora di riferire al proprio caro che non è stato abbandonato”.


Da maggio 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha conferito al Burnout lo status di sindrome, con sintomi riconducibili a tre aree:


Esaurimento. sensazione di esaurimento mentale e fisico
Deterioramento emotivo: entusiasmo e passione vengono sostituiti da ansia e depressione. Diviene centrale il cinismo: la produttività e il coinvolgimento lavorativo vengono ridotti al minimo, come difesa nei confronti di un futuro incerto
Inefficienza. Progressivo deterioramento della prestazione lavorativa con conseguente perdita di fiducia in se stessi e di un senso di efficacia personale
Tali sintomi si associano spesso anche ad una scarsa o assente stima di sé e al senso di colpa legato alla mancata produttività o efficacia lavorativa.

Ai partecipanti della ricerca svolta dall’Università Cattolica di Milano è stato chiesto di valutare il proprio livello di preoccupazione in relazione all’emergenza sanitaria e il rischio percepito di contagio. Indipendentemente dagli anni di esperienza e del ruolo professionale dell’operatore, sono emersi alti livelli di preoccupazione e di percezione del rischio di essere contagiati. Inoltre, il 93% dei partecipanti riferisce di aver sperimentato, nell’ultimo mese, almeno un sintomo di stress psico-fisico, tra cui: maggiore irritabilità rispetto al normale (65%), maggiori difficoltà nell’addormentamento (62%), incubi notturni (50%), crisi di pianto (45%) e palpitazioni (35%).


Il personale sanitario sta fronteggiando una situazione stressante e complessa, mettendo a serio rischio la propria salute sia fisica, che emotiva e psicologica, già a dura prova nella precarietà del sistema sanitario preesistente. Dal punto di vista emotivo, l’intero personale sanitario si fa carico non solo della salute fisica dei propri pazienti ma anche delle componenti emotivo-affettive, per sopperire all’assenza dei familiari:


Le emozioni passano anche attraverso videochiamate o semplici telefonate con persone a te sconosciute e tu sei lì a piangere, insieme a loro. La sensazione più drammatica è vedere questi pazienti morire da soli mentre ti implorano di salutare figli e nipoti, perché i pazienti Covid-19 entrano soli e così rimangono, nessun accesso è ammesso, nessun parente li può assistere (...) e quando stanno per andarsene lo intuiscono, sono lucidi, è come se stessero affogando, ma con tutto il tempo per capirlo. In tutto questo tu ti sostituisci alla famiglia in toto, noi operatori vediamo i pazienti un po’ come parenti, e a fine turno hai il cuore a pezzi perché avresti voluto dedicargli più tempo e te ne vai con il dubbio di non aver fatto abbastanza, perché tu sai che spesso la situazione degenera rapidamente e non sai se li rivedrai più.
(Testimonianza di un’infermiera del Pronto Soccorso di Urbino)


Il disagio psicologico sperimentato durante un’emergenza può causare anche problemi comportamentali gravi, tra i quali l’abuso di sostanze, sintomi d’ansia e depressione, tendenza suicidaria e violenza domestica. Questi, se non correttamente identificati e trattati, possono perdurare a lungo con conseguenze gravi sulla salute mentale di tutta la comunità. Senza dubbio, quella del Covid-19 si configura come un’emergenza globale di dimensioni significative e, per tale motivo, passibile di generare esiti potenzialmente devastanti per la salute mentale della comunità, soprattutto se non si coglie l’urgenza di predisporre interventi psicologici e psicoterapeutici adeguati.


Il prof. Vittorio Lingiardi, medico psichiatra e psicoanalista, fa riferimento alla condizione traumatica del soccorritore (secondary traumatic stress – disorder - o compassion stress/fatigue) per definire l’esperienza del personale sanitario durante questa emergenza; si tratta di una particolare forma di disagio tipica della relazione di aiuto “soccorritore-vittima”, in cui viene richiesto che le cure siano indirizzate alle vittime primarie e, solo successivamente, ai soccorritori. Su tale terreno cresce il rischio di sviluppare una condizione da stress post-traumatico.


"... un guaritore, che come espresso nelle atroci sofferenze subite da Chirone, il centauro saggio, benevolo, esperto di medicina, non solo non risulta immune dalla sofferenza, ma si dimostra un essere ferito che è entrato in contatto profondamente con la propria sofferenza. Tale ferita non solo sta nella compiutezza della vita umana ma sta anche all'origine della propria chiamata per il guaritore."


Il nostro obiettivo come associazione è quello di far sì che i ricordi di questo periodo non siano carichi di ansia, preoccupazioni e incubi; ma al contrario che sia possibile parlarne aprendo uno spazio di condivisione e di confronto che avvicini, anziché dividere e isolare, come siamo stati costretti a fare fino ad ora. Per farlo, lo staff di Arpea Onlus ha deciso di creare uno spazio rivolto a coloro a che hanno affrontato e stanno ancora affrontando l'emergenza sanitaria in prima linea in cui potranno condividere, anche in forma anonima, le proprie storie, le esperienze e le emozioni sperimentate durante l’emergenza.
Riteniamo che la condivisione e la narrazione delle esperienze in prima persona del personale sanitario, ci permetta conservare una memoria collettiva comune, perché non venga dimenticato il ruolo che hanno avuto in questo momento delicato per la salute pubblica; e affinché le necessità di coloro che oggi chiamiamo “eroi” non vengano, domani, nuovamente dimenticate, abbandonandoli al disagio e a condizioni ancora più gravi delle precedenti.


A tal proposito, chi vorrà rendere pubblico il proprio contributo potrà farlo accedendo al link “Parla con noi” https://www.arpea.it/blog di Arpea Onlus, oppure attraverso una mail dedicata – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.- in cui la propria esperienza sarà condivisa con il nostro staff in forma privata e anonima.

di Samantha Staiola, Martina Ursitti, Irene Di Luca

casa“... Sono arrivata in questa famiglia che per me aveva una casa abbastanza strana: grande, con pareti di colori pastello, vari quadri strani e c’erano varie colonne ...”
“... Era a casa di nonna (morta prima del Covid-19), mi salvavo saltando dal balcone al piano di sotto ...”
“... Stavo fuori in balcone, mi affaccio e vedo dei leoni …”
“... Ero in una casa al mare affacciata al balcone, era casa di una mia ragazza, sembra quasi che in realtà quella persona sia Lei e non io …”
“... Stavo a casa con Nonna che stava pulendo le sue ciabatte …”
“... Era una stanza esagonale formata da una porta alta come un palazzo e tante porte di Lego, era sul marrone con tappeto rosso scuro, faceva venire l’ansia. In ogni porta c’erano maggiordomi che somigliavano a Willy Wonka, che aspettavano prede da catturare e rapire…”

Il nostro cammino alla scoperta dei sogni durante l’epidemia del Covid-19 prosegue con l’esplorazione di un altro simbolo, emerso con frequenza nei sogni raccolti con la nostra ricerca: la Casa.

Ci sono molteplici letture possibili rispetto a questo simbolo. Per Freud la casa raffigura il corpo nella sua struttura fisica ma anche nei suoi aspetti intellettivi ed affettivi: le pareti esterne come maschera sociale, le finestre come gli occhi, la porta come la bocca (o vagina), i balconi come il seno o altre sporgenze del corpo, le cantine e i sotterranei come il mondo sommerso dell’inconscio e dell’Es. In particolare, la casa può anche offrire uno spaccato dei rapporti familiari e sociali e della cerchia relazionale del sognatore, del suo livello di integrazione e conformismo.

Jung, invece, sostiene che alla corrispondenza casa-corpo possiamo affiancare quella di casa-anima. Infatti, la facciata della casa rimanda alla figura sociale, i piani superiori sono preposti alle funzioni consce e agli stimoli spirituali, quelli inferiori riflettono invece le funzioni inconsce ed istintuali, la cucina è un luogo di trasformazioni che allude al processo alchemico e all’evoluzione, il bagno è legato al desiderio e al bisogno di liberarsi di emozioni, ricordi e responsabilità.

Tuttavia, già in epoca romana, si era detto domus est ubi cor est (la casa è dove si trova il cuore), a richiamare una condizione emotiva di appartenenza, sicurezza ed intimità, la casa è sempre stata vista anche come contenitore e rifugio.
La psicologia freudiana ha associato il simbolo della casa alla donna, alla madre e più precisamente ad un senso sessuale o “nativo”. Fa parte anche della natura stessa della casa essere più femminile e materna piuttosto che maschile. La nostra prima casa è il grembo materno, infatti molte tra le prime case dell’uomo erano strutture intime e avvolgenti come il ventre materno. La casa rappresenta, inoltre, i misteri ed i riti sacri di relazione, unione, solitudine e nudità, celebrati nella cucina, nella stanza da letto e nel bagno. Nei sogni, la psiche è spesso raffigurata come una casa, a volte ci sono piani diversi che indicano una continuità temporale, oppure ogni sognatore nel proprio sogno può vedere la casa ordinata, o in rovina, vecchia o rinnovata. Casa è anche vista come sviluppo del Sé, perché rappresenta un luogo in cui essere sé stessi, senza giudizi, ma potrebbe anche diventare una prigione oppure un rifugio, vi si può rimanere bloccati al suo interno, ci si può confinare per scelta e vi si può trovare armonia o violenza domestica.
Insomma, la casa è il cuore pulsante della vita privata dell’individuo ed è considerata luogo sacro ed inviolabile.

Durante il periodo Covid-19, la maggior parte delle persone è stata costretta a rimanere chiusa dentro le mura domestiche per prevenire la pandemia mondiale. Nella nostra raccolta di sogni, sia del periodo di lockdown sia della fase 2 dell’emergenza, è emerso come dato interessante la presenza del tema della Casa. Riguardo questo tema, nella prima fase la casa è emersa in circa il 29% dei sogni degli adolescenti ed i giovani adulti che hanno voluto condividerli con noi; mentre nella seconda fase (dopo il 30 Aprile) compare la casa come tema in circa l’11% dei sogni raccolti. Questa diseguaglianza nel campione, ci ha permesso di riflettere sulle possibili evocazioni che la presenza della casa ha significato nella psiche dei nostri sognatori in un momento critico come quello del lockdown, in cui si era obbligati a rimanere tutto il giorno nella propria abitazione.

Come mai così tante case nei sogni della fase 1?
Nella vita diurna del periodo emergenziale, la casa ha rappresentato, nell’immaginario collettivo, da un lato un rifugio per prevenire il contagio dal Covid-19, dall’altro una prigione dorata in cui siamo rimasti rinchiusi.
In alcuni sogni la casa è apparsa come il luogo in cui bisogna o si vuole tornare “decidiamo di prendere la bicicletta per tornare a casa..”, “prendiamo l’autobus per tornare a casa..”, “il fine settimana lui tornava a casa..”
Un po’ come l’Ulisse raccontatoci nell’Odissea da Omero, che intraprende il suo viaggio infinito per tornare a casa, a Itaca, ai propri affetti, così gli adolescenti hanno dato spazio nei propri sogni all’immagine della casa, che fosse la propria, o quella dei nonni, o quella al mare, o addirittura sull’acqua, rappresentando il posto sicuro in cui ritrovare se stessi.
Che siano case private, inesistenti, infantili o di vacanza, sono tutti luoghi dove le proprie dinamiche consce ed inconsce possono manifestarsi, dando spazio ad una sensazione che oscilla tra la mancanza di sicurezza del periodo emergenziale e la spinta al reinventarsi in una situazione nuova.

A tal proposito è interessante notare che rispetto ai sogni del secondo periodo, quelli inerenti alla fase del lockdown oltre ad essere ambientati più frequentemente in una casa, narravano, anche, di abitazioni non di appartenenza; case in affitto, al mare, dei nonni, di luoghi all’estero… Al contrario, nel secondo periodo compare molto spesso nelle varie descrizioni l’aggettivo “mia”, <ero a casa mia>… Questo dato evoca lo smarrimento, la non-padronanza, avvertiti dalla psiche a inizio pandemia.
Ciò che avviene “nella casa” avviene dentro di noi; è innegabile che nello sconvolgimento del nostro #restareacasa, è stato difficile rimanere in contatto con il nostro dentro. Proprio per questo probabilmente le case dei sogni, tanto più presenti rispetto ai sogni successivi, non erano le “proprie” case.

Non manca nei nostri sognatori la spinta verso la libertà esterna rappresentata nei sogni dall’immagine del balcone (anche questo è un elemento presente più volte nella prima fase). L’Italia, nel periodo più difficile della pandemia, ha deciso di riunirsi a distanza tramite dei flashmob per sostenere l’operato dei medici, di tutto il personale sanitario e di tutte quelle persone che permettevano con il loro lavoro di continuare le attività indispensabili per il paese. Ogni giorno a mezzogiorno tutti gli italiani, da nord a sud, si sono affacciati dal proprio balcone, dalla propria finestra e hanno applaudito come gesto di riconoscenza e solidarietà. Ognuno in questo modo ha potuto avere un contatto con il mondo esterno, riscoprendo la bellezza del cielo e le persone che, a distanza di una finestra, vivevano la stessa situazione di reclusione. La spinta all’esterno sembra essere rappresentata nei sogni con un balcone, come una spinta verso lo spazio esterno che fa parte della psiche, la linea di confine, la soglia che ci permette di vivere fuori senza cadere nelle mani di mostri o di animali feroci, che tanto simboleggiano il nemico pandemico: “stavo fuori in balcone, mi affaccio e vedo dei leoni...”.

Un’altra immagine presente nella nostra raccolta, questa volta però nel secondo periodo (dal 1 al 30 maggio), è la fuga dalla propria abitazione, che sembra voler significare un rifiuto nell’accettare ciò che si vive dentro casa, sia con la propria famiglia (su un piano oggettivo), sia dentro di sé (su un piano soggettivo).
Nel secondo periodo dell’emergenza, emerge spesso l’immagine di case non accoglienti, le quali fanno paventare la difficoltà di accedere a energie vitali, che impediscono lo sviluppo e l’equilibrio. Abitazioni caratterizzate da presenze o eventi spiacevoli come “scarafaggi”, “cadaveri”, “un mostro”, “un cane che fa paura”, “un furto”, “qualcuno nascosto”...
Altri racconti hanno riportato eventi legati al Covid-19 accaduti in casa; è evidente, su un piano di realtà, tutta la situazione di quarantena vissuta, ma è anche pensabile un attacco alla propria stabilità interna. L’intrusività di questo nemico invisibile è talmente forte che, lontano o vicino che sia, arriva addirittura nel profondo.

E così, mentre Ulisse impiegò dieci anni viaggiando attraverso il Mediterraneo per fare ritorno a casa, noi nel ventunesimo secolo, siamo arrivati a viaggiare in poche ore da una parte all’altra del mondo, spinti dal desiderio di conoscere nuovi luoghi e da quello di tornare nella propria Itaca. Con l’emergenza del Covid-19 la spinta ad allontanarci da casa e scoprire posti nuovi c’è stata vietata, costringendoci a rimanere rinchiusi nella nostra Itaca-casa. Chissà, forse ci eravamo allontanati troppo dalla casa, dal grembo, dalle caverne. Dal “nativo” (o “cuore”) di tutte le cose. Chissà. Nel frattempo, il 29 percento dei nostri ragazzi della Pandemia del 2020, tra le tante immagini, ha sognato proprio una Casa...

Di Sara Falcone e Martina Ursitti

Foto di Valentina Bottiglieri

L' Associazione ARPEA Onlus propone incontri settimanali, con PICCOLI GRUPPI, per potenziare le ABILITA' SCOLASTICHE, EMOTIVE e SOCIALI in quei bambini che hanno risentito maggiormente dell'improvviso abbandono dei banchi di scuola. Arriviamo "in forma" al nuovo anno scolastico... Vi aspettiamo!

Laboratori2020