{"id":424,"date":"2022-07-12T15:00:12","date_gmt":"2022-07-12T14:00:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arpea.it\/website\/?p=424"},"modified":"2026-04-16T12:34:12","modified_gmt":"2026-04-16T11:34:12","slug":"la-riappropriazione-del-corpo-da-parte-della-donna-parte-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arpea.it\/website\/la-riappropriazione-del-corpo-da-parte-della-donna-parte-3\/","title":{"rendered":"La riappropriazione del corpo da parte della donna \u2013 Parte 3"},"content":{"rendered":"<p>La riappropriazione della propria identit\u00e0 e del proprio corpo.<!--more--><\/p>\n<p>Tradizionalmente, la donna \u00e8 posta in una posizione di <strong>alterit\u00e0<\/strong> rispetto all\u2019uomo. La donna \u00e8 figlia, moglie e madre di, mentre l\u2019uomo \u00e8 il pater familias, il capofamiglia, da cui, almeno fino a poco tempo fa, la prole \u201ceredita\u201d il cognome con cui verr\u00e0 identificata, da parte della comunit\u00e0 in piccolo e della societ\u00e0 in grande, l\u2019intera famiglia. L\u2019<strong>identit\u00e0 <\/strong>della donna \u00e8 dunque fortemente dipendente da quella dell\u2019uomo a cui essa \u00e8 legata, sia esso un padre, un marito o un figlio, e i rapporti di potere che derivano da questa posizione subordinata non possono che essere asimmetrici. Di conseguenza, la sua immagine \u00e8 sottoposta allo \u201csguardo\u201d maschile, e il suo corpo e la sua sessualit\u00e0 non le appartengono in quanto questi non sono altro che la <strong>proiezione<\/strong> del desiderio e dei bisogni dell\u2019uomo. Tuttavia, la rappresentazione femminile che scaturisce da tali dinamiche non \u00e8 altro che una <strong>costruzione<\/strong> <strong>sociale<\/strong>, da cui il carattere ambiguo dell\u2019identit\u00e0 della donna e la possibilit\u00e0 di una ridefinizione del suo ruolo, che dovr\u00e0 passare attraverso un percorso di riappropriazione della sua sessualit\u00e0 e del suo corpo.<\/p>\n<p>Sradicare l\u2019idea della donna oggetto della visione maschile e, soprattutto, annullare il processo di interiorizzazione da parte delle donne stesse dei modelli elaborati dagli uomini che le \u201cingabbiano\u201d in un determinato ruolo sono dinamiche gi\u00e0 in atto che hanno portato e continuano a portare a rivendicazioni e lotte per il riconoscimento di determinati diritti, che spesso hanno ad oggetto le <strong>scelte<\/strong> <strong>riproduttive<\/strong> delle donne.<br \/>\nA questo (in realt\u00e0 non cos\u00ec nuovo) panorama, caratterizzato da maggiore consapevolezza, prese di posizione e contestazioni, si affaccia il delicato quanto controverso tema dell\u2019<strong>aborto<\/strong>, pi\u00f9 attuale che mai a seguito delle decisioni politiche assunte non solo da alcuni Paesi via di sviluppo, ma anche da certi Paesi della civile Europa e dai potenti Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n<p><strong>La criminalizzazione dell\u2019aborto e le sue conseguenze: alcuni dati<\/strong><\/p>\n<p>La sentenza del 24 giugno 2022 emanata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha ribaltato la <strong>Roe v. Wade<\/strong> con la quale, nel 1973, la medesima Corte sanc\u00ec la legittimit\u00e0 delle pratiche di interruzione della gravidanza, costituisce solo l\u2019ultimo esempio di un trend gi\u00e0 in atto in diversi Paesi, ovvero una crescente <strong>ingerenza dello Stato<\/strong> nell\u2019ambito della vita sessuale e riproduttiva delle donne che intende penalizzare l\u2019esercizio da parte di queste ultime delle loro libert\u00e0 in materia. Anzi, si pu\u00f2 affermare che questa ingerenza sia volta a disconoscere e cancellare tali libert\u00e0, operando una sorta di <strong>controllo<\/strong> <strong>patriarcale<\/strong> nell\u2019ambito di una dimensione, estremamente delicata e privata, della quale la donna ha storicamente tentato, con metodi spesso tragicamente fallaci, di riappropriarsi.<\/p>\n<p>Se la condanna dell\u2019aborto, infatti, \u00e8 un fenomeno che ha radici estremamente profonde e antiche, le quali trovano nutrimento nel patriarcato, altrettanto antichi sono i metodi e le pratiche con cui le donne hanno cercato, nei secoli, di esercitare un controllo sulla propria capacit\u00e0 riproduttiva, anche interrompendo gravidanze che esse non desideravano. Tuttavia, i sistemi utilizzati a tale scopo erano e continuano a essere estremamente <strong>pericolosi e pregiudizievoli<\/strong> per la salute di donne e ragazze le quali, affidandosi a <strong>pratiche domestiche<\/strong> spesso eseguite da persone non competenti e con mezzi e strumenti di fortuna, si espongono a rischi che non sussisterebbero se esse avessero accesso a sistemi legali e sicuri. La criminalizzazione dell\u2019aborto non \u00e8 mai servita a ridurre effettivamente il numero assoluto delle interruzioni di gravidanza, ma ha solamente comportato un aumento del <strong>tasso di mortalit\u00e0 e di ospedalizzazione<\/strong> delle donne che, in mancanza di adeguate tutele, sono ricorse a tali \u201crimedi\u201d alternativi.<\/p>\n<p>Secondo i dati del Guttmacher Institute, tra le pi\u00f9 rilevanti autorit\u00e0 in materia, ogni anno tra il 2015 e il 2019 si sono verificate in tutto il mondo circa 121 milioni di gravidanze indesiderate, di cui oltre la met\u00e0- ben il 61%- si \u00e8 conclusa con un\u2019interruzione, per un totale di 73 milioni di aborti l\u2019anno (1). \u00c8 bene precisare che il numero potrebbe essere maggiore, considerando che una parte di tali interruzioni saranno state operate clandestinamente, per cui i dati potrebbero essere inficiati da una carenza di fonti attendibili. <br \/>\nSi stima che il 45% degli aborti siano pericolosi e pregiudizievoli per la salute delle donne, poich\u00e9 praticati in condizioni igienico-sanitarie precarie e clandestinamente, e ben il 97% di questi avviene in Paesi in via di sviluppo (2). Pi\u00f9 della met\u00e0 hanno luogo in Asia, la maggior parte dei quali in Asia centrale e meridionale, mentre in America latina e in Africa circa tre quarti degli aborti avvengono in condizioni igienico-sanitarie di scarsa sicurezza (3).<\/p>\n<p>Nonostante i rischi, \u00e8 bene notare come legislazioni restrittive in tema di interruzione della gravidanza non sembrano impattare sul numero di aborti tanto tanto che, nei Paesi in cui queste sono vigenti, si \u00e8 passati da un 36% di gravidanze indesiderate terminate in un aborto tra il 1990 e il 1994 a un 50% tra il 2015 e il 2019 (4). In effetti, comparando i dati a disposizione per quanto riguarda, da una parte, i Paesi dove l\u2019aborto \u00e8 legale e, dall\u2019altra, quelli in cui non lo \u00e8, emerge che la differenza percentuale di gravidanze che si concludono con un\u2019interruzione volontaria \u00e8 pari a un mero 2% (41% nel primo caso, 39% nel secondo) (5).<\/p>\n<p>Una differenza significativa attiene invece al numero di<strong> gravidanze non pianificate<\/strong> le quali, nei Paesi dove l\u2019aborto \u00e8 illegale, sono particolarmente frequenti, fino a toccare quasi l\u201980% del totale (6), un dato che testimonia lo stretto legame esistente tra criminalizzazione dell\u2019aborto e restrizioni legislative in materia da una parte, e <strong>scarsa diffusione dei contraccettivi e dell\u2019educazione sessuale<\/strong> dall\u2019altra.<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 accennato, la criminalizzazione dell\u2019aborto comporta spesso serie conseguenze per la salute delle donne che, non avendo accesso a metodi legali e sicuri, ricorrono a pratiche clandestine che le espongono a gravi pericoli, tra cui il rischio di morte. Secondo l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, infatti, l\u2019aborto clandestino ha una certa incidenza per quanto riguarda la<strong> mortalit\u00e0 materna<\/strong>, con una percentuale che oscilla tra il 4,7 e il 13,2% di morti causate appunto da tale sistema alternativo di interruzione (7). Al contrario, l\u2019accesso legale a pratiche sicure \u00e8 associato a minori tassi di mortalit\u00e0 materna e a un minor numero di complicazioni post-aborto, contribuendo dunque a preservare la salute e l\u2019integrit\u00e0 fisica di donne e ragazze.<\/p>\n<p>Ma l\u2019aborto clandestino ha effetti anche sulla sicurezza di coloro le quali ricorrono a questa \u201csoluzione\u201d, poich\u00e9 le espone al rischio di ritrovarsi in situazioni pericolose come<strong> truffe, ricatti economici o di natura sessuale<\/strong>, crimini gravissimi che tuttavia restano impuniti a causa della ritrosia delle vittime a denunciarli alle autorit\u00e0 per il timore di subire eventuali ripercussioni in merito al tentativo (pi\u00f9 o meno riuscito) di abortire.<\/p>\n<p>A cura di <strong>Roberta Carbone<\/strong><\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>\n<p>Guttmacher Institute, <em>Global and regional Estimates of Unintended Pregnancy and Abortion, <\/em><a href=\"https:\/\/www.guttmacher.org\/fact-sheet\/induced-abortion-worldwide\">https:\/\/www.guttmacher.org\/fact-sheet\/induced-abortion-worldwid.<\/a><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Organizzazione Mondiale della sanit\u00e0, <em>Abortion,<\/em> <a href=\"https:\/\/www.who.int\/news-room\/fact-sheets\/detail\/abortion\">https:\/\/www.who.int\/news-room\/fact-sheets\/detail\/abortion.<\/a><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Ibidem.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Guttmacher Institute, <em>Global and regional Estimates of Unintended Pregnancy and Abortion,<\/em> <a href=\"https:\/\/www.guttmacher.org\/fact-sheet\/induced-abortion-worldwide\">https:\/\/www.guttmacher.org\/fact-sheet\/induced-abortion-worldwide.<\/a><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Ibidem.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Ibidem.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, <em>Abortion,<\/em> <a href=\"https:\/\/www.who.int\/news-room\/fact-sheets\/detail\/abortion\">https:\/\/www.who.int\/news-room\/fact-sheets\/detail\/abortion.<\/a><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<ul>\n<li>Immagine originale di <a href=\"https:\/\/pixabay.com\/it\/users\/engin_akyurt-3656355\/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=1819586\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Engin_Akyurt, <\/a>tratta da <a href=\"https:\/\/pixabay.com\/it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Pixabay<\/a><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La riappropriazione della propria identit\u00e0 e del proprio corpo.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":418,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-424","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - 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