{"id":388,"date":"2025-02-25T10:15:49","date_gmt":"2025-02-25T10:15:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arpea.it\/website\/?p=388"},"modified":"2026-04-01T13:32:19","modified_gmt":"2026-04-01T13:32:19","slug":"quando-la-rabbia-diventa-azione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arpea.it\/website\/quando-la-rabbia-diventa-azione\/","title":{"rendered":"Quando la rabbia diventa azione"},"content":{"rendered":"<p>Il disagio nascosto degli adolescenti<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>L\u2019adolescenza \u00e8 una fase di sviluppo caratterizzata da profondi cambiamenti sul piano fisico, biologico e sociale, che possono creare un senso di angoscia e confusione. <br \/>\nAbbandonare la condizione infantile per affrontare nuove sfide espone l\u2019adolescente a forti emozioni e conflitti, che, se non \u00e8 possibile elaborare attraverso la riflessione o il dialogo, vengono espressi sotto forma di agiti.<br \/>\nGli agiti sono comportamenti impulsivi, che nascono quando l\u2019emozione vissuta \u00e8 talmente intensa e intollerabile da dover essere necessariamente scaricata all\u2019esterno.<br \/>\nTalvolta, questi comportamenti assumono forme violente, come aggressioni o risse, che, secondo lo psicoanalista Donald Winnicott (1986), hanno spesso lo scopo, anche inconsapevole, di attirare l\u2019attenzione di un mondo adulto percepito come distante e disattento. Un mondo che, confondendo la libert\u00e0 con l\u2019assenza, fallisce nel contenere e sostenere l\u2019adolescente, lasciandolo solo, privo di punti di riferimento affettivi e valoriali, per affrontare le sfide della crescita. Quando questa assenza, reale o percepita, si protrae, la violenza perde la sua funzione comunicativa e diventa espressione di smarrimento e disintegrazione dell\u2019esperienza interiore.<br \/>\nL\u2019adolescente violento \u00e8, in realt\u00e0, un giovane privato della possibilit\u00e0 di tollerare l\u2019intensit\u00e0 delle emozioni, di gestire la frustrazione e di dare significato ai propri vissuti interiori. L\u2019aggressivit\u00e0 diventa cos\u00ec l\u2019unico linguaggio possibile per esprimere il caos emotivo che lo attraversa. Dietro alla sua maschera di durezza e invulnerabilit\u00e0, si nasconde un S\u00e9 fragile, che trasforma il dolore in rabbia e la paura in aggressione.<br \/>\nLa fragilit\u00e0 tipica dell\u2019adolescenza, unita alla mancanza di punti di riferimento adulti, possono spingere i giovani a ricercare sostegno e contenimento in gruppi di coetanei antisociali. In questi contesti, l\u2019identificazione con un leader idealizzato li fa sentire forti e invincibili, mentre il dolore e le paure non riconosciute vengono proiettati su un nemico esterno, evitando cos\u00ec il confronto con le proprie vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Le radici della violenza<\/strong><br \/>\nSe l\u2019agito violento \u00e8 il risultato di emozioni e impulsi che non trovano possibilit\u00e0 di essere contenuti e regolati, \u00e8 importante risalire ai momenti in cui si costruiscono proprio queste capacit\u00e0.<br \/>\nTale processo ha origine nei primi anni di vita, quando il bambino \u00e8 immerso nella relazione con i genitori. In questo legame si sviluppa un dialogo fatto di contatti, sguardi e parole: una vera e propria danza (Stern, 1985), attraverso la quale il bambino impara a riconoscere e regolare le proprie emozioni e in cui la sua soggettivit\u00e0 prende forma.<br \/>\nIl ruolo del genitore \u00e8 fondamentale: offrire un contenitore sicuro, in cui il bambino possa dare un significato alle sue emozioni, nuove e indecifrabili, aiutandolo a comprenderle e gestirle.<br \/>\nSe questo processo fallisce e il bambino non trova un supporto adeguato, pu\u00f2 sentirsi sopraffatto da emozioni intense e spaventose, fino a sperimentare un vero e proprio \u201cterrore senza nome\u201d (Bion, 1984). <br \/>\nQuesto accade perch\u00e9 l\u2019intensit\u00e0 di emozioni, come la rabbia, crea un livello molto elevato di eccitazione, difficile da gestire in solitudine; un genitore attento, capace di accogliere e contenere questi stati emotivi, aiuta il bambino a riconoscerli senza sentirsi travolto, evitando la necessit\u00e0 di esternarli con dei comportamenti disadattivi.<br \/>\nQuando l\u2019ambiente di crescita \u00e8 incapace di fornire contenimento e, al contrario, espone ripetutamente il bambino a esperienze di trascuratezza o abuso emotivo, i danni sono profondi e duraturi. Uno studio di Lyons-Ruth (2012) mostra come i fallimenti nella relazione genitore-bambino rappresentano un fattore di rischio per lo sviluppo di quadri psicopatologici e comportamenti violenti.<\/p>\n<p>\nLe principali distorsioni nel dialogo affettivo, individuate da Lyons-Ruth, includono:<\/p>\n<ul>\n<li>Errori affettivi: il genitore manda messaggi contraddittori al bambino o risponde in modo inadeguato alle sue richieste, generando grande confusione.<\/li>\n<li>Disorientamento: il genitore appare spaventato o confuso di fronte al bambino, trasmettendo un senso di insicurezza e imprevedibilit\u00e0.<\/li>\n<li>Comportamenti negativi e intrusivi: il genitore fa uso di parole o azioni aggressive e crea un ambiente minaccioso, in cui il bambino si sente impotente e in pericolo<\/li>\n<li>Confusione di ruoli: il bambino viene adultizzato o sessualizzato, esposto a dinamiche relazionali inappropriate.<\/li>\n<li>Evitamento: il genitore si distanzia fisicamente e\/o verbalmente dal bambino, lasciandolo solo nella gestione delle proprie emozioni.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L\u2019esposizione ripetuta a questo tipo di esperienze genera un\u2019angoscia profonda che non pu\u00f2 essere elaborata, e diventa un \u201cterrore senza nome\u201d.<br \/>\nSecondo Selma Fraiberg (1975), gi\u00e0 a partire dai 12 mesi, i bambini cresciuti in ambienti incoerenti e minacciosi possono sviluppare risposte aggressive (fighting) nei confronti dei genitori, proprio nel tentativo di contrastare questo profondo senso di impotenza e paura.<br \/>\nIl contributo dello psicologo Fonagy (2002) ha ampliato questa prospettiva, mostrando come, quando un bambino si sente costantemente sopraffatto, sviluppa nel tempo una percezione distorta delle intenzioni altrui, interpretando i comportamenti degli altri come minacciosi anche quando non lo sono. <br \/>\nQuesto conduce a reazioni impulsive e aggressive, nel tentativo di mantenere il controllo su una realt\u00e0 sentita come pericolosa.<br \/>\nSe questo schema si ripete nel tempo, la violenza smette di essere solo una difesa e diventa una parte stabile dell&#8217;identit\u00e0, influenzando il modo di relazionarsi con gli altri.<\/p>\n<p>Fonagy descrive questo processo come un circolo vizioso dell&#8217;aggressivit\u00e0, che si sviluppa nei seguenti passaggi:<\/p>\n<ol>\n<li>Mancata comprensione e rispecchiamento emotivo da parte del genitore.<\/li>\n<li>Uso dell\u2019aggressivit\u00e0 come difesa dalle emozioni intollerabili.<\/li>\n<li>L\u2019aggressivit\u00e0 diventa parte dell\u2019identit\u00e0 del bambino.<\/li>\n<li>Difficolt\u00e0 nel riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri.<\/li>\n<li>Percezione degli altri come minacciosi.<\/li>\n<li>Perdita di sensibilit\u00e0 emotiva e di empatia.<\/li>\n<li>Aumento dell\u2019aggressivit\u00e0 nelle relazioni interpersonali.<\/li>\n<\/ol>\n<p>La violenza, allora, diventa una caratteristica strutturale del bambino e poi dell\u2019adolescente, con gravi ripercussioni relazionali che si protraggono nel tempo.<\/p>\n<p><strong>Giocare per crescere: il ruolo del padre nella regolazione emotiva<\/strong><br \/>\nSpezzare il circolo vizioso dell\u2019aggressivit\u00e0 richiede la presenza di un ambiente di crescita capace di offrire contenimento e strumenti adeguati per la regolazione emotiva. Uno dei contesti in cui il bambino pu\u00f2 apprendere strategie sane per gestire e modulare le proprie emozioni \u00e8 il gioco.<br \/>\nIn particolare, esiste un tipo di gioco fisico, molto comune soprattutto tra padre e bambino, chiamato Rough-and-Tumble Play (RTP), ovvero \u201cgioco di lotta turbolenta\u201d, caratterizzato da movimenti vigorosi, combattimenti fittizi, inseguimenti e altre attivit\u00e0 energiche dall\u2019aspetto aggressivo, trasformate in un gioco divertente (Paquette, 2004).<br \/>\nAttraverso il contatto fisico e l\u2019intensit\u00e0 dei \u201ccombattimenti\u201d, il padre genera nel bambino una forte attivazione emotiva, che deve, per\u00f2, restare contenuta entro chiari limiti definiti dal genitore, cos\u00ec che il bambino impari a regolare livelli di eccitazione molto elevati.<br \/>\nAd esempio, durante un finto combattimento, il padre modifica intenzionalmente la velocit\u00e0 e la forza dei movimenti, permettendo cos\u00ec al bambino di sperimentare situazioni diverse e sfidanti, senza sentirsi sopraffatto. Il bambino comincia ad individuare i segnali di eccesso nel proprio comportamento e in quello dell\u2019altro, e a riconoscere e rispettare il limite condiviso. <br \/>\nSi riscontra un picco nel gioco della lotta turbolenta tra i 2 e i 5 anni, un\u2019et\u00e0 in cui il bambino comincia ad aprirsi al mondo esterno e a ricercare maggiore autonomia; di conseguenza, la capacit\u00e0 dei genitori di bilanciare stimolazione, controllo e disciplina diventa essenziale per garantirne la sicurezza e facilitarne l\u2019obbedienza. <br \/>\nSituazioni di gioco come l\u2019RTP hanno un impatto significativo sulla regolazione dell\u2019aggressivit\u00e0 (Flanders, 2009), e facilitano l\u2019apprendimento di strategie assertive per affrontare i conflitti, senza ricorrere alla violenza.<br \/>\nIl gioco rappresenta, dunque, un contesto ideale, in cui la figura paterna pu\u00f2 offrire il contenimento necessario all\u2019energia e all\u2019impulsivit\u00e0 del bambino, riducendo il rischio di disturbi del comportamento.<br \/>\n\u00c8 importante allora promuovere programmi rivolti alla genitorialit\u00e0, mirati a incoraggiare il coinvolgimento del padre nel gioco fisico, rafforzandone il ruolo nella dinamica familiare.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019assenza senza limiti<\/strong><br \/>\nAttraverso esperienze come il gioco di lotta turbolenta (RTP), il bambino apprende che l\u2019energia e l\u2019eccitazione possono essere gestite all\u2019interno di confini sicuri, grazie alla guida dell\u2019adulto. Questa capacit\u00e0 di autoregolazione, sviluppata nelle prime fasi della vita, diventa una risorsa centrale anche nell\u2019adolescenza, quando l\u2019individuo deve confrontarsi con emozioni intense e con la necessit\u00e0 di dare significato ai propri impulsi.<br \/>\nSe dietro alla violenza si nasconde un\u2019assenza, allora \u00e8 fondamentale ribadire l\u2019importanza del ruolo degli adulti e della loro funzione di base sicura, da cui il ragazzo pu\u00f2 allontanarsi e a cui sa di poter fare ritorno: una presenza che direziona e stabilisce dei limiti.<br \/>\nIl limite, se accompagnato da un\u2019adeguata sensibilit\u00e0 e attenzione ai bisogni dell\u2019adolescente, non \u00e8 un ostacolo, bens\u00ec uno strumento prezioso ed essenziale per favorire la costruzione dell\u2019identit\u00e0, permettendo ai ragazzi di esplorare, sentirsi sicuri e sviluppare una buona tolleranza alla frustrazione.<br \/>\nL\u2019adolescente ha bisogno del limite, per metterlo in discussione e comprendere fin dove pu\u00f2 spingersi: \u00e8 un punto fermo contro cui misurarsi, ed \u00e8 il segnale della presenza dell\u2019adulto.<br \/>\n\u00c8 la prova che il mondo adulto sa come sostenere e accompagnare l\u2019adolescente, come guidarlo senza privarlo della propria spinta esplorativa e come proteggerlo dall\u2019incertezza, costruendo, passo dopo passo, la propria autonomia.<\/p>\n<p>A cura di <strong>Giorgia De Santis<\/strong><\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Bion, W. R. (1962). Apprendere dall&#8217;esperienza. Roma: Armando Editore.<\/li>\n<li>Carbone, P., &amp; Cimino, R. (2017). Adolescenze. Itinerari psicoanalitici. Borla.<\/li>\n<li>Flanders, J. L. (2009). Parenting and child externalizing behaviors: Are the associations specific or diffuse? Journal of Family Psychology, 23(5), 848\u2013860.<\/li>\n<li>Fonagy, P. (2002). Relazione affettiva, mentalizzazione e sviluppo del S\u00e9. Raffaello Cortina Editore.<\/li>\n<li>Fraiberg, S. (1975). The magic years: Understanding and handling the problems of early childhood. Charles Scribner&#8217;s Sons.<\/li>\n<li>Lyons-Ruth, K. (2012). Dissociation and the parent\u2013infant dialogue: A longitudinal perspective from attachment research. In J. F. Ford &amp; C. A. Courtois (Eds.), Treating complex traumatic stress disorders in children and adolescents: Scientific foundations and therapeutic models (pp. 155\u2013172). Guilford Press.<\/li>\n<li>Paquette, D. (2004). Theorizing the father-child relationship: Mechanisms and developmental outcomes. Human Development, 47(4), 193\u2013219.<\/li>\n<li>Stern, D. N. (1985). The interpersonal world of the infant: A view from psychoanalysis and developmental psychology. Basic Books.<\/li>\n<li>Tambelli, R. (2017). Manuale di psicopatologia dell\u2019infanzia. Il Mulino.<\/li>\n<li>Winnicott, D. W. (1986). Il bambino deprivato. Raffaello Cortina Editore.<\/li>\n<li>Foto originale di <a href=\"https:\/\/pixabay.com\/it\/users\/u_fliigxc09r-42998611\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">u_fliigxc09r <\/a>, tratta da <a href=\"https:\/\/pixabay.com\/it\/\/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=8647945\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Pixabay<\/a>.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il disagio nascosto degli adolescenti<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":369,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-388","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Quando la rabbia diventa azione - ARPEA<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.arpea.it\/website\/quando-la-rabbia-diventa-azione\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Quando la rabbia diventa azione - 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