anubi3Il viaggio di Arpea, alla scoperta dei sogni degli adolescenti nel periodo della pandemia, prosegue con il tema degli animali, emersi nei sogni di diversi ragazzi. Nel nostro campione, gli animali compaiono nel 13,5% dei sogni durante il primo periodo della pandemia (fino al 30 Aprile), mentre nel secondo periodo (dal 30 Aprile in poi) nel 10% dei sogni.

Simboli dell’Es, gli animali nei sogni rappresentano la nostra parte istintuale, primitiva, selvaggia: la psiche nel sogno ci richiede di accettare i nostri impulsi, regolando la motivazione ad agire tenendo conto della realtà esterna. Fin dall’antichità, gli animali sono parte integrante della vita quotidiana dell’uomo. La loro manifestazione nei sogni ha sempre avuto un significato sacro: le stesse divinità erano spesso rappresentate in forme animali in molte religioni. Nell’antica religione egizia, che aveva natura zoolatrica, era infatti centrale il culto degli animali. Si ricorda, ad esempio, il re Anubis, che aveva la testa di sciacallo: Dio dell’imbalsamazione, era definito “l’agente della resurrezione”, in quanto con l’imbalsamazione del corpo umano (processo di deificazione) rendeva i defunti immortali e divini (Von Franz, 1990).

L’autore che più di tutti diede importanza gli animali nei sogni fu Carl Gustav Jung. Fondatore della psicologia analitica, Jung (1912; 1929) considerava i sogni non solo espressione dell’inconscio personale del sognatore, ma anche dell’inconscio collettivo, un patrimonio psichico universale che accomuna tutti gli esseri umani fin dai tempi più remoti.

Riconnettersi con gli istinti animali in noi stessi, non in termini regressivi, ma avvalendosi della coscienza, consente all’uomo di raggiungere una connessione profonda e intima con la Natura. Secondo Jung (1919) però, gli animali non rappresentano soltanto gli istinti fisici (definiti dall’autore “modi tipici di azione”), ma anche l’esperienza interna, emotiva e immaginativa, che si presenta con essi. La posizione di Hillman (1979) è ancora più ferma:

«Tendiamo a dire “Gli animali nei sogni rappresentano gli istinti. Simboleggiano la nostra bestialità e primitività”. No, non è così (…) perché essi non sono immagini di animali, ma immagini come animali. Gli animali del sogno ci mostrano che il mondo infero ha fauci e artigli, aprendoci alla consapevolezza del fatto che le immagini sono forze demoniche (…). Il minimo che possiamo fare per gli animali dei sogni è di riservargli il primordiale rispetto dell’uomo delle caverne. (…) Occorrono caverne vaste e attenzione amorevole. Allora forse essi verranno e ci racconteranno di sé.»

Quando nei sogni compaiono animali domestici, si ritiene che i contenuti siano più vicini alla coscienza; al contrario, sognare animali selvatici è associato a contenuti più primitivi e istintuali. Tra gli animali domestici, gli adolescenti del nostro campione hanno sognato più spesso cani e cavalli: questi due animali, secondo la mitologia, sono i mediatori tra il mondo umano e quello ultraterreno.

Il cane

“La sorella (del mio ragazzo) aveva un cagnolino, carino, e poi diventava tutto buio e si perdeva il cane. La festa era su un’isola e dovevamo andarcene dall’isola. Dovevamo però cercare il cane.”
“Alla fine andiamo al lago e prendiamo un gelato, il cane non c’era più e lo stavamo cercando perché lo avevamo perso.”
“Venivo inseguita da un cane, un husky, era bellissimo e innocuo ma mi faceva paura. “
“Ero molto preoccupata per mio il fratello minore, che non avevo trovato nella sua stanza e doveva essere fuori, quindi non poteva essere protetto dal cane.”

Simbolo di amore e devozione incondizionati, il cane è il porto sicuro dell’uomo: un compagno fedele e affidabile, che evoca sicurezza e protezione e che, in quasi tutte le religioni, accompagna le anime dei morti, così come è stato al loro fianco nella vita terrena. Allo stesso tempo, il cane è sempre stato una guida, una protezione e un supporto fondamentale nella vita quotidiana dell’uomo: con i suoi sensi amplificati e superiori, il cane è da millenni un difensore, l’unico animale domestico che si relaziona all’uomo per volontà e non per cattività. Il cane può essere cacciatore, lavoratore, animatore o compagno, e in tutti i casi il fulcro fondamentale è il legame di amore incondizionato con il suo proprietario. Nel sogno, il cane conduce l’uomo verso le profondità dell’inconscio e lo pone in contatto con il regno dei morti (Taschen, 2011): “Sotterrando e scovando le ossa, i cani assistono e assimilano la morte” (ibidem).

In modo simile alla casa – presente in molti sogni degli adolescenti durante la pandemia, come trattato in un precedente articolo – il cane rappresenta il focolaio, la cura, un ambiente sicuro. Alcuni adolescenti hanno sognato di perdere il proprio cane e di essere alle prese con la sua ricerca: questa immagine suggerisce un vissuto di mancanza di sicurezza e il senso di perdita associati alla condizione del Coronavirus. Infatti, molti genitori hanno sperimentato un senso di impotenza nella gestione un carico emotivo eccezionale, non essendo in grado di dare certezze e sicurezze ai propri figli. In questo contesto, i figli adolescenti possono essersi sentiti non protetti e non al sicuro, in una fase evolutiva in cui tali necessità sono fondamentali, non meno di quanto lo siano nell’infanzia.

Il cavallo

"Un giorno prendo l’autobus con il mio cavallo ma sbaglio direzione (...) Prendiamo un sentiero pieno di fiori altissimi e io avevo paura che fossero velenosi per il mio cavallo, a cui ero legatissima. (...) Mi separo dal mio cavallo e sto malissimo. (...) Al risveglio resto angosciata per il cavallo, che mi ricorda molto il rapporto che ho con il mio cane.”

La presenza di cavalli nei sogni racchiude in sé il dualismo tra ordine e disciplina da un lato, e istinto e libertà dall’altro, dovuto principalmente al rapporto tra essi e l’uomo. Come il cane, il cavallo è stato uno dei primi animali ad essere addomesticato, accompagnando la storia dell’uomo per millenni. La presenza di sintonia tra l’umano e il cavallo, nel sogno, è un’esperienza archetipica che rappresenta l’interazione armonica tra coscienza e inconscio, la libido istintuale vitale. Questa connessione va a sollevare la “barriera dolorosa” che, con lo sviluppo della coscienza, si è elevata tra l’istinto e la ragione: il cavallo è contemporaneamente una guida per il cavaliere e uno spirito indomabile e selvaggio. Nella mitologia greca, Poseidone – Dio greco del mare e della profondità delle acque – era originariamente rappresentato come un cavallo, e si dice che sia stato lui ad aver dato all’uomo il cavallo, istruendolo su come cavalcarlo e usare le briglie: il cavallo è in questo senso una parte dell’inconscio che l’uomo può imparare a controllare e dirigere nel corso del proprio sviluppo. Nello sciamanesimo, il cavallo è un accompagnatore nell’aldilà: possiamo interpretarlo come una fonte di energia intuitiva che spinge l’uomo verso piani più elevati e spirituali. Infatti, il cavallo alato (si pensi a Pegaso, figlio di Medusa e Poseidone, il quale alla fine delle sue imprese si dissolve in una nube di stelle, formando una costellazione) simboleggia anche la libido e l’intuizione creativa, la spontaneità e l’elevazione spirituale. Come è evidente, dunque, nella mitologia il cavallo appartiene contemporaneamente sia al mondo dell’acqua che a quello dell’aria, racchiudendo in sé il potenziale dinamico in entrambi i domini.

I grandi felini

“Stavo fuori in balcone, mi affaccio e vedo dei leoni, sono 8,9. Due maschi e tutte femmine.”
“Mi hanno inseguito dei leopardi per tutto il paese.”

La presenza di un animale selvatico e aggressivo nei sogni può simboleggiare la paura o un senso di minaccia percepita nella propria vita, coerentemente con l’esperienza della pandemia; allo stesso tempo può rappresentare, come anticipato, le pulsioni e gli istinti dell’Es, espressione di una parte primitiva e aggressiva del Sé, che richiede di essere riconosciuta e accettata. Contemporaneamente, la maestosa regalità e la forza imponente del leone, possono rappresentare le autorità esterne (come i corpi di polizia, i militari, il governo) che in questi mesi hanno preso importanti decisioni per la collettività, limitando la libertà personale e sanzionando le trasgressioni; ma anche le autorità “interne”, la nostra coscienza morale: in sintesi, il Super-Io. Ecco che allora, gli animali imponenti e minacciosi diventano il simbolo di autorità a cui bisogna fare riferimento, e ai cui moniti e prescrizioni è necessario conformarsi, per il benessere comune. Il leone, come le nostre autorità, è contemporaneamente autoritario e protettivo nei confronti del branco (cioè la collettività). I grandi felini – caratterizzati dalla ferocia predatoria e da una forza imponente – nei nostri sogni rappresentando i nostri impulsi aggressivi e creativi, richiedono spazio e rispetto per la loro forza e presenza in natura: quindi l’accettazione, e non la repressione, di tali impulsi, in un complesso gioco di equilibri.

Uccelli

Se da un lato gli animali selvatici simboleggiano l’Es e l’istintualità, dall’altro gli uccelli e i volatili sono associati al pensiero e alla coscienza: l’elevazione su un piano superiore rispetto alle pulsioni intrapsichiche, verso la spiritualità. Ma nei sogni degli adolescenti (che hanno sognato, nello specifico, piccioni e pulcini) spesso gli uccelli sono in gabbia, oppure si mangiano a vicenda, rivelando il sottostante bisogno di evasione – dalla realtà limitante e costrittiva della quarantena – da un lato, e l’istintualità e l’aggressività che, ancora una volta, emergono con grande impeto nel mondo onirico degli adolescenti durante la pandemia. Punto di contatto tra la terra e il cielo (in greco, οἰωνός = “uccello” significa “profezia, notizia dal cielo”) e considerati in molte religioni il simbolo del divino, con valore profetico, gli uccelli sono il simbolo dell’amicizia tra gli umani e gli dei, e in quanto tali conservano una natura spirituale e profetica. Inoltre, rappresentano anche l’anima dell’uomo, che gravita attorno al corpo. Secondo Jung, l’uccello corrisponde all’aspetto femminile dello Spirito Santo nell’odierna cristianità. In Egitto, l’anima-Ba (la componente immortale dell’uomo) nei geroglifici è rappresentata sotto forma di uccello.

Animali acquatici

“All'improvviso arrivano due orche e si spiaggiano, i bagnanti sono preoccupati, con una nuova onda l'orca più vicina alla spiaggia viene sommersa dall'acqua”
“Ero in mezzo al mare in una barca e gli squali cercavano di mangiarmi”
“Passeggiamo sotto casa mentre parliamo. Ci fermiamo vicino al fiume e con una ciotolina raccogliamo dei girini.”

Infine, in alcuni sogni abbiamo rilevato la presenza di squali, girini e orche, che evocano il tema dell’acqua e del mare, affrontato nel primo episodio, in cui avevamo affermato che la presenza di acqua nei sogni indica un avvicinamento alle profondità dell’inconscio. Da un lato, lo squalo evoca, nuovamente, gli istinti e l’aggressività (negati e repressi, o che al contrario rischiano di emergere con impeto), rappresentando la paura e la minaccia. Mentre il fluire dell’acqua rappresenta la vita, lo squalo è – in modo ambivalente – l’archetipo del nemico, dal quale il sognatore tenta di sfuggire. Non è difficile immaginare dunque, che durante la pandemia e la quarantena forzata i ragazzi abbiano manifestato nei propri sogni un senso di pericolo: in questo senso, il Coronavirus è assimilabile a uno squalo: un assassino freddo, spietato e senza emozioni. Dall’altro lato, i girini rappresentano al contrario il concepimento, la nascita, il processo evolutivo dell’uomo; oppure la presenza di un momento di riflessione e di elaborazione e/o di transizione nella propria vita, che può essere stato rappresentato proprio dai mesi di chiusura in casa, gli adolescenti con la propria interiorità. Queste due letture (vita e nascita in opposizione a morte e pericolo) possono coesistere, in quanto il mondo acquatico in sé ha il duplice significato simbolico di fonte di vita oppure dissoluzione e annichilimento.

Di Samantha Staiola

 

Bibliografia
Hillman, J. (1990). Il sogno e il mondo infero. (trad.it a cura di Adriana Bottini). Adelphi editore.
Jung, C. G. (1912). La libido, simboli e trasformazioni. G. Mancuso (a cura di). Newton Compton Editori
Jung, C. G. (1919). Istinct and the Unconscious. British Journal of Psychology, 10, 1, pp. 15-23.
Jung, C. G. (1929). Problemi della psicoterapia moderna. In Problemi generali della psicoterapia, XVI.
Taschen. (2011). Il libro dei simboli.
Von Franz, M. L. (1990). Il mondo dei sogni: il simbolismo onirico nella psicologia junghiana. Red edizioni.

nonni finestra“…Andavo a trovare mia nonna …. in ospedale…”
“…C’è ovviamente anche nonna, anche se io cerco di proteggerla da contatti troppo ravvicinati della gente…”
“…Stavo a casa con Nonna che stava pulendo le sue ciabatte, arriva anche Mamma e Nonno, mamma è disperata ha letto le analisi sballate di nonno e sa che deve portarlo in ospedale ma teme che più tempo sta lì e più possa venire in contatto con il Covid...”
“…Ho sognato mio nonno che è mancato il 3 dicembre, l’ho sognato più volte e mi parlava del Covid del fatto che si può superare…”
“…Papà doveva portare me e mio fratello a casa di mia nonna con l’autocertificazione...”

Il nostro viaggio onirico continua con l’esplorazione di un altro simbolo presente con frequenza nei sogni raccolti durante il periodo della pandemia di adolescenti e giovani adulti: la figura dei nonni.

Molti autori hanno trattato l’importante figura dei nonni. Secondo Karl Abraham (“Sogno e mito uno studio di psicologia dei popoli”, 1909) la figura del nonno servirebbe a svolgere, a livello emotivo, una funzione volta ad equilibrare i disagi psichici emersi a livello familiare. Qualsiasi eventuale conflitto di stampo psicologico tra i figli e i genitori, potrebbe trovare una soluzione grazie all’intervento della figura dei nonni. Per Ferenczi (“Il complesso del nonno”,1972) invece la funzione del nonno sembra essere quella di fornire al bambino un terreno nel quale lui potrà sperimentare la morte ed elaborare il lutto.

La morte dei nonni potrebbe risultare la prima volta in cui una persona si confronta con la dimensione della morte, della perdita e dell’abbandono, al punto da sconvolgere gli equilibri familiari (Abeles, Victor, & Delano-Wood, “The Impact of an Older Adult's Death on the Family”, 2004). Elaborare il lutto significa attraversare il dolore con tutte le sue sfumature depressive per poi attivare strategie e risorse di accettazione e trasformazione della perdita. Secondo Jung (“Ricordi Sogni, Riflessioni”,1961) la persona deve arrivare ad un’inclusione consapevole ed armonica di una ferita nel sé personale e riscoprire la parte autentica e vitale di sé, trovando la volontà di superare il lutto.

La morte di un nonno è un evento significativo anche in adolescenza. Sebbene gli adolescenti sfidino la morte contrapponendovi il senso di onnipotenza che contraddistingue questo periodo di crescita, il lutto può causare un forte squilibrio che interviene nelle trasformazioni del periodo adolescenziale (Oltjenbruns, “Positive outcomes of adolescents’ experience with grief”, 1991). Si possono, infatti, verificare stati di shock, paura, solitudine, rabbia, disturbi del sonno, sentimenti di vuoto e di colpa, e cambiamenti nelle abitudini quotidiane (Davies, 1995).

I nonni rappresentano uno spazio relazionale privo di tensioni e conflitti, sono descritti come molto pazienti, meno severi dei genitori e buoni compagni di gioco. La psicologia del Sé (Withe & Weiner, “La teoria e la pratica della psicologia del Sé” 1986) considera gli anziani un “gruppo speciale”: i nonni possono rappresentare una seconda chance preziosa per permettere ai nipoti di realizzare i propri talenti.
Sono delle figure che rappresentano il passato e le radici della famiglia, aiutano a capire da dove provengono i genitori e mantengono viva la memoria sui cambiamenti passati della famiglia (Triadò et al., 2005). I nonni sembrano avere anche una funzione particolare nel guidare l’orientamento morale ed etico del nipote (Ruiz & Silverstein, 2007).

La nostra ricerca ha rilevato che circa il 10% degli adolescenti e giovani adulti hanno sognato i propri nonni nel primo periodo della pandemia da Covid-19 (fino al 30 aprile), mentre circa il 5,6% nella fase 2.

I nostri sognatori hanno dunque dato uno spazio importante, nel proprio mondo onirico, alla figura dei nonni.

Sognare i nonni ci fa riflettere sui legami familiari, sulle relazioni del passato e del presente, riportando il sognatore al valore dei sentimenti, all’affettività e al calore dell’infanzia; potremmo dire ad una base sicura. I nonni nei sogni potrebbero anche mettere in luce aspetti di fragilità fisica, di stanchezza, di ritiro emozionale o di una morte simbolica che porterà poi ad una nuova energia rivitalizzante (Menarini, R., & Montefiori, V., “Nuovi orizzonti della psicologia del sogno e dell’immaginario collettivo” 2016). Ogni immagine onirica in cui compaiono i nonni può essere considerata come una tessera di un puzzle che dal passato ci fornisce indicazioni per vivere il presente.

“Ero a casa di nonna, morta prima del COVID,..”, “Andavo a trovare mia nonna, morta prima del periodo di quarantena”, “Ho sognato i miei nonni, che non ci sono più da tempo, e li ho sentiti vicinissimi”, “Nonno era in sedie a rotelle, sembra proprio di rivedere le ultime scene prima della sua morte, solo ambientate ora, con questo virus…”.

Nel sogno, il nonno da poco deceduto sembra riproporsi quale mentore spirituale, per aiutare il sognatore a riflettere su aspetti interni altrimenti non osservabili. Da un punto di vista simbolico sognare i defunti rimanda ad un collegamento con le proprie radici e ad un senso di protezione e accudimento, soprattutto quando si ha un legame significativo con essi. Soprattutto in questa prima fase del lockdown possiamo immagine cosa abbia suscitato nella mente dei ragazzi, il non poter vedere i nonni e, soprattutto, vivere il grande timore di perderli.

Il nonno, un parente anziano, un mentore sono tutti simboli assimilabili all’archetipo del Senex. Un’energia psichica che dall’inconscio collettivo riflette tutti i valori legati alla maturità, alla saggezza, alla tradizione, al sapere, all’esperienza, ma che porta anche il blocco delle iniziative, la lentezza, la paura delle novità e dei cambiamenti, l’autorità, l’ordine, il potere. L’archetipo del Senex è, nella dicotonomia junghiana, opposto all’archetipo del Puer aeternus (il bambino eterno). Il Puer ispira lo sbocciare delle cose, il Senex presiede al raccolto. Ma fioritura e raccolto si susseguono ad intermittenza lungo tutta la vita. Il Senex ha dunque il compito di accompagnare le generazioni dei Puer nel loro processo di individuazione.

Spesso a livello collettivo ci si è chiesti che ruolo effettivo avesse l’adulto nella società, spesso troppo allineato con il Puer e i suoi agiti, e troppo poco con la lentezza, con la memoria e con la conoscenza degli anziani.
Ma ecco che gli adolescenti hanno espresso nei loro sogni la paura per la perdita della loro importantissima funzione: “Il cane quasi strozza il nonno con il guinzaglio…”, “Mia nonna mi moriva tra le braccia…”. A livello non solo conscio sembra che essi abbiano avvertito nel profondo l’enorme perdita, sia affettiva che psichica, che si stava abbattendo nel mondo fuori dalle proprie mura.

Lo psicoterapeuta Matteo Lancini sottolinea, in una lettera aperta agli adolescenti, la condizione dell’adulto, prima del Covid-19, che non è stato in grado di assumersi le responsabilità necessarie a garantire ai giovani una stabilità emotiva. Lancini ripone l’attenzione sulla figura dei nonni in opposizione alla velocità e al consumismo della società, ricordando la loro funzione ma soprattutto il valore che hanno per i nipoti. Molti ragazzi hanno deciso di tatuarsi la data di nascita o di morte dei nonni. Il tatuaggio rappresenta un ricordo indelebile dei nonni che sono stati presenti in molte esperienze quotidiane, dall’asilo all’adolescenza; conferma un legame profondo, evidenziato da questo momento di forzato isolamento. Ma è anche un monito per la società che con questa emergenza ha visto la perdita di molte persone anziane, essendo la fascia più colpita dal virus.

Queste considerazioni ci fanno guardare con speranza verso gli adolescenti, affinché possano aiutare gli adulti ad accorgersi dell’errore che hanno commesso verso i nonni, impoverendo il loro importantissimo ruolo, e a ritrovare in sé stessi la forza di Enea, il quale trasportò con devozione il vecchio Anchise sulle spalle.

Siamo cresciuti con l’immagine della nonna di “Le Tagliatelle di Nonna Pina”, una supernonna che con la sua cucina riesce a dare la carica giusta per affrontare qualsiasi difficoltà, e con il nonno di Heidi, un po’ scontroso ed introverso, ma che farebbe di tutto per la sua nipotina. Il Covid-19 ci ha dato la possibilità di riflettere: dobbiamo cercare di realizzare una società in cui poter accettare il rallentamento e il decadimento come parte integrante della crescita umana e affettiva, nella quale prestare maggiore attenzione ai modelli di identificazione, come i nonni, in modo tale da gestire l’umanità in modo più responsabile creando un clima ambientale e relazionale migliore.


di Sara Falcone
Foto di Valentina Bottiglieri

casa“... Sono arrivata in questa famiglia che per me aveva una casa abbastanza strana: grande, con pareti di colori pastello, vari quadri strani e c’erano varie colonne ...”
“... Era a casa di nonna (morta prima del Covid-19), mi salvavo saltando dal balcone al piano di sotto ...”
“... Stavo fuori in balcone, mi affaccio e vedo dei leoni …”
“... Ero in una casa al mare affacciata al balcone, era casa di una mia ragazza, sembra quasi che in realtà quella persona sia Lei e non io …”
“... Stavo a casa con Nonna che stava pulendo le sue ciabatte …”
“... Era una stanza esagonale formata da una porta alta come un palazzo e tante porte di Lego, era sul marrone con tappeto rosso scuro, faceva venire l’ansia. In ogni porta c’erano maggiordomi che somigliavano a Willy Wonka, che aspettavano prede da catturare e rapire…”

Il nostro cammino alla scoperta dei sogni durante l’epidemia del Covid-19 prosegue con l’esplorazione di un altro simbolo, emerso con frequenza nei sogni raccolti con la nostra ricerca: la Casa.

Ci sono molteplici letture possibili rispetto a questo simbolo. Per Freud la casa raffigura il corpo nella sua struttura fisica ma anche nei suoi aspetti intellettivi ed affettivi: le pareti esterne come maschera sociale, le finestre come gli occhi, la porta come la bocca (o vagina), i balconi come il seno o altre sporgenze del corpo, le cantine e i sotterranei come il mondo sommerso dell’inconscio e dell’Es. In particolare, la casa può anche offrire uno spaccato dei rapporti familiari e sociali e della cerchia relazionale del sognatore, del suo livello di integrazione e conformismo.

Jung, invece, sostiene che alla corrispondenza casa-corpo possiamo affiancare quella di casa-anima. Infatti, la facciata della casa rimanda alla figura sociale, i piani superiori sono preposti alle funzioni consce e agli stimoli spirituali, quelli inferiori riflettono invece le funzioni inconsce ed istintuali, la cucina è un luogo di trasformazioni che allude al processo alchemico e all’evoluzione, il bagno è legato al desiderio e al bisogno di liberarsi di emozioni, ricordi e responsabilità.

Tuttavia, già in epoca romana, si era detto domus est ubi cor est (la casa è dove si trova il cuore), a richiamare una condizione emotiva di appartenenza, sicurezza ed intimità, la casa è sempre stata vista anche come contenitore e rifugio.
La psicologia freudiana ha associato il simbolo della casa alla donna, alla madre e più precisamente ad un senso sessuale o “nativo”. Fa parte anche della natura stessa della casa essere più femminile e materna piuttosto che maschile. La nostra prima casa è il grembo materno, infatti molte tra le prime case dell’uomo erano strutture intime e avvolgenti come il ventre materno. La casa rappresenta, inoltre, i misteri ed i riti sacri di relazione, unione, solitudine e nudità, celebrati nella cucina, nella stanza da letto e nel bagno. Nei sogni, la psiche è spesso raffigurata come una casa, a volte ci sono piani diversi che indicano una continuità temporale, oppure ogni sognatore nel proprio sogno può vedere la casa ordinata, o in rovina, vecchia o rinnovata. Casa è anche vista come sviluppo del Sé, perché rappresenta un luogo in cui essere sé stessi, senza giudizi, ma potrebbe anche diventare una prigione oppure un rifugio, vi si può rimanere bloccati al suo interno, ci si può confinare per scelta e vi si può trovare armonia o violenza domestica.
Insomma, la casa è il cuore pulsante della vita privata dell’individuo ed è considerata luogo sacro ed inviolabile.

Durante il periodo Covid-19, la maggior parte delle persone è stata costretta a rimanere chiusa dentro le mura domestiche per prevenire la pandemia mondiale. Nella nostra raccolta di sogni, sia del periodo di lockdown sia della fase 2 dell’emergenza, è emerso come dato interessante la presenza del tema della Casa. Riguardo questo tema, nella prima fase la casa è emersa in circa il 29% dei sogni degli adolescenti ed i giovani adulti che hanno voluto condividerli con noi; mentre nella seconda fase (dopo il 30 Aprile) compare la casa come tema in circa l’11% dei sogni raccolti. Questa diseguaglianza nel campione, ci ha permesso di riflettere sulle possibili evocazioni che la presenza della casa ha significato nella psiche dei nostri sognatori in un momento critico come quello del lockdown, in cui si era obbligati a rimanere tutto il giorno nella propria abitazione.

Come mai così tante case nei sogni della fase 1?
Nella vita diurna del periodo emergenziale, la casa ha rappresentato, nell’immaginario collettivo, da un lato un rifugio per prevenire il contagio dal Covid-19, dall’altro una prigione dorata in cui siamo rimasti rinchiusi.
In alcuni sogni la casa è apparsa come il luogo in cui bisogna o si vuole tornare “decidiamo di prendere la bicicletta per tornare a casa..”, “prendiamo l’autobus per tornare a casa..”, “il fine settimana lui tornava a casa..”
Un po’ come l’Ulisse raccontatoci nell’Odissea da Omero, che intraprende il suo viaggio infinito per tornare a casa, a Itaca, ai propri affetti, così gli adolescenti hanno dato spazio nei propri sogni all’immagine della casa, che fosse la propria, o quella dei nonni, o quella al mare, o addirittura sull’acqua, rappresentando il posto sicuro in cui ritrovare se stessi.
Che siano case private, inesistenti, infantili o di vacanza, sono tutti luoghi dove le proprie dinamiche consce ed inconsce possono manifestarsi, dando spazio ad una sensazione che oscilla tra la mancanza di sicurezza del periodo emergenziale e la spinta al reinventarsi in una situazione nuova.

A tal proposito è interessante notare che rispetto ai sogni del secondo periodo, quelli inerenti alla fase del lockdown oltre ad essere ambientati più frequentemente in una casa, narravano, anche, di abitazioni non di appartenenza; case in affitto, al mare, dei nonni, di luoghi all’estero… Al contrario, nel secondo periodo compare molto spesso nelle varie descrizioni l’aggettivo “mia”, <ero a casa mia>… Questo dato evoca lo smarrimento, la non-padronanza, avvertiti dalla psiche a inizio pandemia.
Ciò che avviene “nella casa” avviene dentro di noi; è innegabile che nello sconvolgimento del nostro #restareacasa, è stato difficile rimanere in contatto con il nostro dentro. Proprio per questo probabilmente le case dei sogni, tanto più presenti rispetto ai sogni successivi, non erano le “proprie” case.

Non manca nei nostri sognatori la spinta verso la libertà esterna rappresentata nei sogni dall’immagine del balcone (anche questo è un elemento presente più volte nella prima fase). L’Italia, nel periodo più difficile della pandemia, ha deciso di riunirsi a distanza tramite dei flashmob per sostenere l’operato dei medici, di tutto il personale sanitario e di tutte quelle persone che permettevano con il loro lavoro di continuare le attività indispensabili per il paese. Ogni giorno a mezzogiorno tutti gli italiani, da nord a sud, si sono affacciati dal proprio balcone, dalla propria finestra e hanno applaudito come gesto di riconoscenza e solidarietà. Ognuno in questo modo ha potuto avere un contatto con il mondo esterno, riscoprendo la bellezza del cielo e le persone che, a distanza di una finestra, vivevano la stessa situazione di reclusione. La spinta all’esterno sembra essere rappresentata nei sogni con un balcone, come una spinta verso lo spazio esterno che fa parte della psiche, la linea di confine, la soglia che ci permette di vivere fuori senza cadere nelle mani di mostri o di animali feroci, che tanto simboleggiano il nemico pandemico: “stavo fuori in balcone, mi affaccio e vedo dei leoni...”.

Un’altra immagine presente nella nostra raccolta, questa volta però nel secondo periodo (dal 1 al 30 maggio), è la fuga dalla propria abitazione, che sembra voler significare un rifiuto nell’accettare ciò che si vive dentro casa, sia con la propria famiglia (su un piano oggettivo), sia dentro di sé (su un piano soggettivo).
Nel secondo periodo dell’emergenza, emerge spesso l’immagine di case non accoglienti, le quali fanno paventare la difficoltà di accedere a energie vitali, che impediscono lo sviluppo e l’equilibrio. Abitazioni caratterizzate da presenze o eventi spiacevoli come “scarafaggi”, “cadaveri”, “un mostro”, “un cane che fa paura”, “un furto”, “qualcuno nascosto”...
Altri racconti hanno riportato eventi legati al Covid-19 accaduti in casa; è evidente, su un piano di realtà, tutta la situazione di quarantena vissuta, ma è anche pensabile un attacco alla propria stabilità interna. L’intrusività di questo nemico invisibile è talmente forte che, lontano o vicino che sia, arriva addirittura nel profondo.

E così, mentre Ulisse impiegò dieci anni viaggiando attraverso il Mediterraneo per fare ritorno a casa, noi nel ventunesimo secolo, siamo arrivati a viaggiare in poche ore da una parte all’altra del mondo, spinti dal desiderio di conoscere nuovi luoghi e da quello di tornare nella propria Itaca. Con l’emergenza del Covid-19 la spinta ad allontanarci da casa e scoprire posti nuovi c’è stata vietata, costringendoci a rimanere rinchiusi nella nostra Itaca-casa. Chissà, forse ci eravamo allontanati troppo dalla casa, dal grembo, dalle caverne. Dal “nativo” (o “cuore”) di tutte le cose. Chissà. Nel frattempo, il 29 percento dei nostri ragazzi della Pandemia del 2020, tra le tante immagini, ha sognato proprio una Casa...

Di Sara Falcone e Martina Ursitti

Foto di Valentina Bottiglieri

superman covid

“È entrato arrogantemente nelle nostre vite, stravolgendole e costringendoci ad una quarantena forzata, nessuno escluso”.


Il Coronavirus ha sconvolto le vite di tutti noi, ma specialmente la quotidianità di medici e operatori sanitari, i quali sono stati catapultati in una realtà assurda e spaventosa, che ha portato a un aggravamento consistente di problematiche che, già da tempo, affliggevano il sistema sanitario italiano. Tale situazione, inimmaginabile prima d'ora, ha duramente messo alla prova le capacità di resilienza e di resistenza degli operatori. Pensiamo che coloro che hanno lavorato negli ospedali e nelle cliniche negli ultimi mesi, in un clima di paura e incertezza per i pazienti, i familiari e per la propria salute, siano maggiormente a rischio di portare con sé molto a lungo i segni indelebili di questa esperienza.


L'isolamento sociale, l’assenza di supporto organizzativo e psicologico, la precarietà dei sistemi di protezione individuale, turni estenuanti e carenza di personale, nonché il timore di contrarre il virus e di essere veicolo di contagio (a cui si sono associati anche episodi di stigma sociale) sono solo alcune delle problematiche che hanno caratterizzato la quotidianità di infermieri, medici e dello staff sanitario in questi mesi. Nei reparti Covid, dove i pazienti soffrono e si spengono soli - spesso senza poter dare l’ultimo saluto ai propri familiari – il personale sanitario è quotidianamente esposto alla sofferenza e alla mortalità, entrando in contatto con un dolore indescrivibile e, spesso, inesprimibile.


Tutto ciò espone al rischio di sviluppare una sintomatologia legata al Burnout. Una ricerca condotta dall’Università del Sacro Cuore di Milano ha rilevato che il 70% degli operatori sanitari coinvolti nell’emergenza Covid-19 sono affetti da sindrome di Burnout; ciò significa che la salute psicofisica degli operatori è stata a messa a dura prova dalla crisi sanitaria conseguente alla pandemia del nuovo coronavirus.


Ma che cosa si intende per Burnout? Il Burnout è una sindrome da esaurimento mentale, depersonalizzazione e derealizzazione personale, associata all’occupazione lavorativa. Tra le sue cause è centrale lo stress e il sovraccarico derivanti da turni lunghi e ritmi lavorativi frenetici, che trascinano il lavoratore in uno stato di “esaurimento da lavoro”. Un contesto lavorativo che richiede un forte impegno e coinvolgimento fisico e psicologico, a lungo andare può esaurire le energie, le risorse e l’entusiasmo del lavoratore. Nel corso di un’emergenza sanitaria di una portata mai vista prima, non è difficile dunque immaginare come lo stress psico-fisico possa aver impattato sugli operatori sanitari di tutto il mondo. Un’infermiera di Pronto Soccorso, che lavora in una zona particolarmente colpita in Italia, afferma in una sua testimonianza:


Quando decidi di intraprendere un percorso di professionista sanitario sai benissimo a cosa vai incontro, ma tutto questo è andato ben oltre ogni più unica immaginazione. A turni massacranti le mie gambe ed il mio fisico erano già abituati, ma il mio cuore no…Il telefono squilla ininterrottamente, e tu non hai nemmeno il tempo di gestire il paziente, figurati di rispondere e parlare… ma rispondi perché sai che dall’altra parte c’è sempre qualcuno che, piangendo, ti implora di riferire al proprio caro che non è stato abbandonato”.


Da maggio 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha conferito al Burnout lo status di sindrome, con sintomi riconducibili a tre aree:


Esaurimento. sensazione di esaurimento mentale e fisico
Deterioramento emotivo: entusiasmo e passione vengono sostituiti da ansia e depressione. Diviene centrale il cinismo: la produttività e il coinvolgimento lavorativo vengono ridotti al minimo, come difesa nei confronti di un futuro incerto
Inefficienza. Progressivo deterioramento della prestazione lavorativa con conseguente perdita di fiducia in se stessi e di un senso di efficacia personale
Tali sintomi si associano spesso anche ad una scarsa o assente stima di sé e al senso di colpa legato alla mancata produttività o efficacia lavorativa.

Ai partecipanti della ricerca svolta dall’Università Cattolica di Milano è stato chiesto di valutare il proprio livello di preoccupazione in relazione all’emergenza sanitaria e il rischio percepito di contagio. Indipendentemente dagli anni di esperienza e del ruolo professionale dell’operatore, sono emersi alti livelli di preoccupazione e di percezione del rischio di essere contagiati. Inoltre, il 93% dei partecipanti riferisce di aver sperimentato, nell’ultimo mese, almeno un sintomo di stress psico-fisico, tra cui: maggiore irritabilità rispetto al normale (65%), maggiori difficoltà nell’addormentamento (62%), incubi notturni (50%), crisi di pianto (45%) e palpitazioni (35%).


Il personale sanitario sta fronteggiando una situazione stressante e complessa, mettendo a serio rischio la propria salute sia fisica, che emotiva e psicologica, già a dura prova nella precarietà del sistema sanitario preesistente. Dal punto di vista emotivo, l’intero personale sanitario si fa carico non solo della salute fisica dei propri pazienti ma anche delle componenti emotivo-affettive, per sopperire all’assenza dei familiari:


Le emozioni passano anche attraverso videochiamate o semplici telefonate con persone a te sconosciute e tu sei lì a piangere, insieme a loro. La sensazione più drammatica è vedere questi pazienti morire da soli mentre ti implorano di salutare figli e nipoti, perché i pazienti Covid-19 entrano soli e così rimangono, nessun accesso è ammesso, nessun parente li può assistere (...) e quando stanno per andarsene lo intuiscono, sono lucidi, è come se stessero affogando, ma con tutto il tempo per capirlo. In tutto questo tu ti sostituisci alla famiglia in toto, noi operatori vediamo i pazienti un po’ come parenti, e a fine turno hai il cuore a pezzi perché avresti voluto dedicargli più tempo e te ne vai con il dubbio di non aver fatto abbastanza, perché tu sai che spesso la situazione degenera rapidamente e non sai se li rivedrai più.
(Testimonianza di un’infermiera del Pronto Soccorso di Urbino)


Il disagio psicologico sperimentato durante un’emergenza può causare anche problemi comportamentali gravi, tra i quali l’abuso di sostanze, sintomi d’ansia e depressione, tendenza suicidaria e violenza domestica. Questi, se non correttamente identificati e trattati, possono perdurare a lungo con conseguenze gravi sulla salute mentale di tutta la comunità. Senza dubbio, quella del Covid-19 si configura come un’emergenza globale di dimensioni significative e, per tale motivo, passibile di generare esiti potenzialmente devastanti per la salute mentale della comunità, soprattutto se non si coglie l’urgenza di predisporre interventi psicologici e psicoterapeutici adeguati.


Il prof. Vittorio Lingiardi, medico psichiatra e psicoanalista, fa riferimento alla condizione traumatica del soccorritore (secondary traumatic stress – disorder - o compassion stress/fatigue) per definire l’esperienza del personale sanitario durante questa emergenza; si tratta di una particolare forma di disagio tipica della relazione di aiuto “soccorritore-vittima”, in cui viene richiesto che le cure siano indirizzate alle vittime primarie e, solo successivamente, ai soccorritori. Su tale terreno cresce il rischio di sviluppare una condizione da stress post-traumatico.


"... un guaritore, che come espresso nelle atroci sofferenze subite da Chirone, il centauro saggio, benevolo, esperto di medicina, non solo non risulta immune dalla sofferenza, ma si dimostra un essere ferito che è entrato in contatto profondamente con la propria sofferenza. Tale ferita non solo sta nella compiutezza della vita umana ma sta anche all'origine della propria chiamata per il guaritore."


Il nostro obiettivo come associazione è quello di far sì che i ricordi di questo periodo non siano carichi di ansia, preoccupazioni e incubi; ma al contrario che sia possibile parlarne aprendo uno spazio di condivisione e di confronto che avvicini, anziché dividere e isolare, come siamo stati costretti a fare fino ad ora. Per farlo, lo staff di Arpea Onlus ha deciso di creare uno spazio rivolto a coloro a che hanno affrontato e stanno ancora affrontando l'emergenza sanitaria in prima linea in cui potranno condividere, anche in forma anonima, le proprie storie, le esperienze e le emozioni sperimentate durante l’emergenza.
Riteniamo che la condivisione e la narrazione delle esperienze in prima persona del personale sanitario, ci permetta conservare una memoria collettiva comune, perché non venga dimenticato il ruolo che hanno avuto in questo momento delicato per la salute pubblica; e affinché le necessità di coloro che oggi chiamiamo “eroi” non vengano, domani, nuovamente dimenticate, abbandonandoli al disagio e a condizioni ancora più gravi delle precedenti.


A tal proposito, chi vorrà rendere pubblico il proprio contributo potrà farlo accedendo al link “Parla con noi” https://www.arpea.it/blog di Arpea Onlus, oppure attraverso una mail dedicata – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.- in cui la propria esperienza sarà condivisa con il nostro staff in forma privata e anonima.

di Samantha Staiola, Martina Ursitti, Irene Di Luca

acqua

“Ero a Venezia in una casa sull’acqua…”,
““Ero con i miei amici di paese al mare…vedo una televisione nell’acqua con lo schermo spento.”
“Ero in una casa al mare affacciata al balcone..”
“Mi trovavo al mare con una bambina piccola che dovevo salvare dalle onde perché si era incastrata tra gli scogli.”
“Gioco con due cani sulla sabbia con lo sfondo del mare”,
“Abbiamo camminato intorno al lago, alcuni di loro volevano tuffarsi ma poi non l’hanno fatto.”
“Ci fermiamo vicino al fiume e con una ciotolina raccogliamo dei girini”

Il sogno si esprime mediante un linguaggio onirico, la cui caratteristica fondamentale è quella di essere costituito prevalentemente da immagini. Sarebbe impossibile interpretare i sogni in questo lavoro, ogni immagine va necessariamente contestualizzata all’interno della vita del sognatore per trovarne la giusta collocazione; il nostro intento è quello di soffermarci sulle immagini condivise evocate durante questa emergenza Covid-19 amplificandone il significato archetipico.
L’attività di ricerca ha preso in esame una raccolta di circa 160 sogni di adolescenti e giovani adulti. Sono stati messi a confronto i risultati emersi nel periodo del lockdown (fino al 30 aprile) e quelli della fase 2 dell’emergenza Covid-19. È emersa un’evidente preponderanza femminile: infatti circa il 13% del campione è composto da maschi, mentre l’86% da femmine; probabilmente vi è una maggiore facilità delle ragazze a stare in contatto con le immagini interne.
Un dato interessante è rappresentato dalla presenza dell’elemento acqua nei sogni. A tal proposito, nella prima fase l’acqua è emersa in circa il 29% dei sogni, declinata nelle sue diverse forme (mare, lago, fiume, pioggia, nebbia, ecc.); mentre nella seconda fase soltanto il 6,5% degli adolescenti ha sognato elementi acquatici. Questa discrepanza ci ha portato a riflettere sulle possibili evocazioni che l’elemento acqua ha determinato nella psiche di questi ragazzi nel momento critico del lockdown.
L’acqua è un elemento archetipico che ci accompagna dalle origini con il mare uterino delle nostre madri fino alle traversate metaforiche che l’uomo compirà in ogni suo passaggio evolutivo.
L’uomo ha sempre subito il fascino dell’acqua. Quando visitiamo una città, l'iter prevede sempre visite a fontane o passeggiate lungo un eventuale fiume o lungomare; è innegabile l'impatto che ha su di noi la visione del mare, o di un lago, pensiamo ad esempio a quando i bambini vedono il mare per la prima volta!
L’acqua, nella molteplicità delle forme che può assumere, dà luogo a diverse chiavi di lettura: l’acqua che fluisce, acqua che staziona, acqua che sgorga dalla terra e che vi si inabissa, acqua sotterranea, acqua piovana che fa nascere la vita, diluvio che tutto distrugge, lasciando una speranza di vita.
In molti miti che illustrano la creazione del mondo l’acqua è vista come “flusso primordiale”, che contiene un duplice significato simbolico, poiché da un lato rappresenta una forma di vita, quindi la nascita, dall’altro riferisce un elemento di dissoluzione e di annegamento. In merito a questo secondo punto infatti, i diluvi universali intervengono per interrompere i cicli di vita antichi e annientare ciò che non è gradito agli dei.
L’Oceano è molto simile alla profondità della nostra mente; entrambi possono essere la forma visibile ed invisibile della stessa realtà; entrambi, infatti, hanno luoghi profondi ed impenetrabili. Così come l’Oceano può inghiottire navi gigantesche, i piccoli elementi della nostra coscienza possono essere sovrastati dalla profondità della nostra psiche (Il libro dei simboli, Taschen, 2011).
Il lago invece è “un grande occhio sereno che assorbe tutta la luce e ne fa un mondo” (G. Bachelard, Psicoanalisi delle acque: purificazione, morte, rinascita). Ciò riconduce all’illusione trasmessa dai laghi, poiché essi, apparentemente elementi di tranquillità, nascondono creature acquatiche che con l’inganno attirano viandanti e nuotatori verso il profondo (inconscio). Il lago è calmo/invitante e scuro/profondo allo stesso tempo.
Nell’era celtica le sorgenti di acqua, abitate da ninfe, avevano un valore sacro, in quanto indicavano prodigalità della Madre Terra, e le popolazioni erano solite offrire loro dei doni in cambio di fortuna e ricchezza. Anche noi, oggi, abbiamo ereditato l’usanza di gettare monete nelle fontane affinché i nostri desideri vengano esauditi (H. Biedeermann, Enciclopedia dei simboli, Garzanti Editore, 2011).

L’acqua implica movimento, prendiamo per esempio l’immagine del fiume, un corso d’acqua che attraversa due rive muovendosi come il tempo. Metaforicamente parlando, simboleggia la vita attraverso il suo scorrere, il suo movimento, le sue correnti pericolose.
Il movimento ondoso e il fluire appaiono in forte opposizione rispetto alla staticità della quarantena, alla secchezza (o deprivazione) della dimensione della malattia.
Quando un’immagine onirica viene inumidita, è probabile che essa stia cominciando a diventare più psichizzata, il tema dell’umido può essere letto come un elemento di riavvicinamento tra elementi del mondo e le immagini interne dell’essere umano. (Hillman, 2003. “Il sogno e il mondo infero”)

Dunque, l’acqua può assumere molti significati ambivalenti che si possono sintetizzare attorno a quattro nuclei: vita, morte, rinascita e purificazione.
In diverse religioni e in alcune fiabe l’acqua assume significati simbolici di purificazione e salvezza come in ogni cerimonia di benedizione e consacrazione. La purificazione in particolare, è sempre stata rappresentata dalla pioggia o dal bagno (ad esempio quello battesimale). Probabilmente queste ultime immagini, emerse in questo tempo del Covid-19 sono collegate alla speranza di una prossima guarigione ma anche all’immagine della decontaminazione.
Forse questo fluire, che caratterizza soprattutto i sogni della primissima fase della pandemia, è collegato in qualche modo al fatto che l’inconscio adolescente sia stato in stretto contatto con elementi fondanti della vita e del pianeta; così come il loro inconscio è stato fortemente calamitato verso dimensioni acquatiche, contemporaneamente le acque di Venezia tornavano limpide e i delfini si riavvicinavano alle coste…
La nostra ricerca si è rivolta agli adolescenti perché proprio nel periodo di “sospensione temporale” della quarantena, è come se fossero stati messi un po’ da parte, se fossero momentaneamente spariti. Nel giro di due settimane sono stati catapultati in una dimensione tra letargo e presa di coscienza, con un occhio agli schermi e uno al mondo degli adulti; adulti completamente disorientati, proprio in un momento della propria esistenza in cui il disorientamento è caratteristica imperante. Nonostante gli adolescenti di oggi siano immersi nel mondo del digitale (immersione notevolmente amplificata durante il periodo del lockdown), hanno fatto sogni in cui non ci sono guerre, mondi fantastici e personaggi delle serie tv, bensì compaiono spessissimo elementi naturali proprio come l'acqua!
Sembra che i ragazzi non siano rimasti fedelmente legati alle immagini delle loro visioni diurne, ma che, anzi, di notte abbiano contattato luoghi altri: in effetti, la simbologia dell’acqua rimanda ad un viaggio nelle profondità della nostra psiche, proprio perché legata ai temi della nascita, della morte e della rinascita in un percorso interiore che porta alla ricerca della propria individuazione.
È quindi interessante notare come i giovani adolescenti, mentre ci appaiono strettamente connessi al digitale (che implica una certa staticità nel virtuale), in realtà siano stati fortemente connessi al mondo della natura emerso dai loro sogni: gli elementi naturali, e in primo luogo l’acqua, implicano movimento e quindi una spinta verso il futuro.
Nell’Iliade l’Oceano è all’origine del mondo, “nutre” tutti i corsi d’acqua, e al tempo stesso in lui confluiscono tutti i fiumi e tutti i mari, delineando il confine della Terra, oltre la quale si trovavano le tenebre (Omero, Iliade, libro XIV, v. 246). Oltre il confine delimitato dal mare, si trovano le tenebre di questo virus pericoloso respirato a livello globale... forse, proprio per questo, l’inconscio di molti adolescenti in questo periodo di isolamento, ha espresso il bisogno di rimanere in contatto con l’anima del mondo!

di Irene Di Luca e Tenisia Cardamone

Foto di Valentina Bottiglieri

 

L' Associazione ARPEA Onlus propone incontri settimanali, con PICCOLI GRUPPI, per potenziare le ABILITA' SCOLASTICHE, EMOTIVE e SOCIALI in quei bambini che hanno risentito maggiormente dell'improvviso abbandono dei banchi di scuola. Arriviamo "in forma" al nuovo anno scolastico... Vi aspettiamo!

Laboratori2020

 

SogniCOVID1square

 

Nel corso di un’emergenza sanitaria e sociale senza precedenti, come quella dovuta alla pandemia da Covid-19, la comunità scientifica “psy” si è immediatamente attivata per focalizzare l’attenzione sugli effetti negativi di una situazione di tale portata sul benessere psicologico. In effetti, già dall’alba del 10 marzo, siamo stati tutti costretti a confrontarci con le nostre fragilità e le nostre parti più intime. Tra le mura casalinghe, abbiamo iniziato una convivenza forzata con tutto ciò che fino a quel momento, forse, era stato poco rilevante. Questa situazione inaspettata ha rilegato in un angolo alcune parti del nostro Io, indaffarate e impelagate nelle routine quotidiane precedenti alla pandemia, e ha permesso ad altre parti più profonde e latenti di essere svelate, mettendo a nudo le nostre fragilità. Molte di queste hanno preso la forma di sintomi, altre più profonde probabilmente hanno preso forma nei nostri sogni. Durante l’isolamento domiciliare, è emersa la necessità di trovare un equilibrio tra il chiuso e l’aperto, tra la vita interna, intima e l’apertura all’altro, prima benevolo (amici, famiglia, partner, etc), ora malevolo poiché estraneo e ignoto. In questi termini, probabilmente il sogno è stato utilizzato come possibilità di contatto con una realtà negata dalla quarantena e dalla pandemia. In aggiunta, la deprivazione degli ambienti che viviamo quotidianamente e dei relativi stimoli e simboli che li rappresentano, può aver provocato una “mancanza di ispirazione” per i sogni, forzando sempre più il nostro Io ad attingere a materiale inconscio. Portando avanti questa riflessione, è stato inevitabile chiedersi e chiedere: quali simboli e temi caratterizzano i sogni in tempo di Covid-19? E’ nata così l’idea di accogliere le descrizioni e le trascrizioni di sogni di adolescenti e giovani adulti, che in questo momento sembrano essere le vittime maggiormente silenti. Di circa 160 sogni raccolti, alcuni appartengono al periodo di lockdown, altri al periodo immediatamente successivo. Quali saranno i simboli rilevanti? Come potrebbero essere analizzati in relazione al clima vissuto nei due periodi? Il nostro viaggio nei sogni Covid si estenderà lungo diverse settimane in cui, di volta in volta, descriveremo un tema onirico risultato preponderante e particolarmente rilevante nella nostra raccolta. Pronti per un viaggio nei sogni?

di Cindy Sangiovanni

Nella sezione "News" saranno pubblicati settimanalmente articoli relaitvi al tema del Sogno al tempo del COVID 19