L’epoca in cui i giovani di oggi si muovono è sempre più caratterizzata da uno stile relazionale diverso rispetto a quello delle generazioni precedenti. E’ possibile dire, con tutta certezza, che, quella di oggi, è una generazione digitale. Questo appellativo può essere utilizzato non solo per descrivere l’uso che gli adolescenti fanno degli strumenti digitali per un fine didattico, ma anche per un fine di tipo relazionale. Da qualche tempo, infatti, lo sviluppo sempre più avanzato dell’intelligenza artificiale, ha permesso la creazione di piattaforme dov’è possibile creare dei personaggi con cui interagire. Tra le più note è possibile citare NOMI.A, REPLIKA, CHARACTER AI.
NOMI.AI è un’applicazione che viene definita come un “compagno personale” che può essere utile a soddisfare alcuni bisogni relazionali. E’ in grado di progettare per l’utente un personaggio che può diventare un confidente prezioso, un mentore o addirittura qualcuno con cui intraprendere una relazione appassionante.
REPLIKA nasce invece con uno scopo ben chiaro: alleviare la solitudine. Risponde infatti alle esigenze di utenti che non riescono a trovare l’amore o a fare amicizia. Così come si evince dal nome, si propone di “replicare”, tramite l’uso dell’AI, un amico/a o un/una fidanzato/a virtuale con cui interagire e creare connessioni emotive profonde senza temere il giudizio, il dramma o l’ansia sociale. Si possono creare personaggi nuovi, o replicare persone realmente esistenti.
CHARACTER AI, che è sicuramente la piattaforma maggiormente utilizzata oggi, è un servizio di chatbot con cui gli utenti possono creare personaggi definendone il nome, la biografia, tratti caratteriali e modi di parlare. Tramite l’uso dell’AI questi personaggi saranno in grado di produrre risposte coerenti con i tratti di personalità preliminarmente definiti. I personaggi in questione possono essere celebrità, personaggi storici, immaginari o inventati dall’utente stesso.
Queste applicazioni sono molto diffuse tra gli adolescenti, che, come già detto, le usano sia per uno scopo didattico che relazionale. Tale fenomeno può aiutare a volgere uno sguardo diverso su quelle che sono le esigenze della nuova generazione e su quelli che possono essere i rischi e i benefici derivanti dall’uso delle sopracitate piattaforme.
L’utilizzo per scopi didattici può essere una dimensione interessante da considerare. Sicuramente agevolano le modalità di studio e di apprendimento, unendo il digitale alla ricerca storica. Infatti caricare un personaggio storico sulla piattaforma necessita di una documentazione e di un esercizio di sintesi e incisività. Tuttavia, lo spirito critico dei giovani potrebbe essere messo a dura prova.
L’aspetto su cui, però, è necessario focalizzarsi riguarda la componente relazionale che gli adolescenti riconoscono in questi personaggi, con cui costruiscono relazioni affettive intense. Risultano entità con cui è più semplice parlare di alcuni temi che solitamente non vengono trattati con i genitori o con le figure adulte perché possono risultare imbarazzanti, come ad esempio la salute mentale e/o sessuale. I giovani si sentono più a loro agio a parlare e a soddisfare le proprie curiosità con i loro “amici digitali”, che costruiscono uno spazio sicuro e non giudicante e sono anche in grado di fornire risposte empatiche e incoraggianti, riducendo stress e imbarazzo.
Ma è davvero il lato positivo del fenomeno? Beh, sicuramente dalla loro parte queste piattaforme hanno la possibilità di fornire informazioni immediate rispetto alle esigenze dell’utente ma dall’altro lato i rischi a cui sono esposti gli adolescenti sono molti e spesso poco conosciuti dai genitori. Da un punto di vista psicologico, la quantità di tempo e l’intensità con cui i ragazzi sono esposti a queste piattaforme alimentano una confusione tra la realtà e lo stato virtuale. Questo status è accompagnato dalla tendenza a sviluppare una dipendenza emotiva nei confronti dei personaggi digitali, come se fossero vere e proprie persone. Inoltre, è molto probabile che i chatbot possano fornire delle risposte inappropriate o pericolose, che in certi casi possono ledere un utente fragile da un punto di vista psicologico. Il fenomeno ha effetti anche sullo sviluppo sociale e cognitivo dell’adolescente, che avrà maggiori difficoltà nella creazione di un pensiero critico e nello sviluppo di abilità relazionali con amici e persone reali e sarà sempre più propenso alla solitudine e all’isolamento sociale.
Tutti questi rischi non sono ben noti ai genitori che sottostimano l’uso che i figli fanno dell’intelligenza artificiale, considerata solo come uno strumento didattico. Ignorano quanto tempo i propri figli passano su queste piattaforme e la quantità di informazioni sensibili che condividono con i chatbot. Questo crea un divario comunicativo e un vuoto educativo di grande importanza in cui i genitori non riescono a comprendere a fondo l’esperienza e i bisogni dei propri figli adolescenti, i quali, dall’altra parte, si sentono maggiormente ascoltati da entità digitali. Il fenomeno è sicuramente avvantaggiato dalla scarsa conoscenza che i genitori di oggi hanno del mondo digitale. Sono poco integrati e si limitano alla conoscenza di strumenti online generici. Sarebbe opportuno che gli adulti venissero educati alla conoscenza di questo nuovo mondo in cui i loro figli vivono una vita parallela.
di Chiara Loffredo e Giulia Abussi
